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Sequestrati per comprare droga

II corpo grottescamente disarticolato sui gradini del sottoscala; accanto la siringa sporca di sangue. E’ una foto terribile: la didascalia dice che ancora non si conosce nome di quest’ennesima vittima della droga a Roma.
Un’altra immagine: quella di un rapito appena liberato. Ha il volto stravolto, la barba incolta, negli occhi ancora il terrore delle notti trascorse fra il sonno e Ia veglia.
C’é una terribile relazione fra le due immagini. Le due vittime debbono le loro sofferenze allo stesso carnefice: le organizzazioni mafiose.
I soldi che queste organizzazioni criminali rastrellano con i sequestri di persona servono poi ad acquistare grosse partite di droga e parte dei guadagni fatti con lo smercio viene “reinvestita” in altri sequestri.
II primo anello della catena fu il rapimento di Paul Getty jr, nipote del famoso re del petrolio. Dal 13 luglio al 15 dicembre del 1973. i giornali parlarono di quel sequestro quasi ininterrottamente. Al principio sembrava la burla di un ragazzo viziato, poi a novembre arrivò Ia macabra prova: i delinquenti avevano tagliato un orecchio al ragazzo e l’avevano spedito a dimostrazione che facevano sul serio.
Il riscatto, un miliardo e 700 milioni, servì alla ‘ndrangheta ad “entrare” nel grande mercato della cocaina. E servì anche a “saldare” il patto fra camorra e ‘ndrangheta. La “posta” era partita sempre da Napoli (le lettere ed il resto) ma la prigione era stata calabrese.
Quando, la mattina del 15 dicembre ’73, l’incubo del giovane Getty finiva sull’autostrada per Reggio Calabria, migliaia di altre tragedie umane cominciavano. II mercato della droga si allargava.
Nei dieci anni seguenti ci furono 64 sequestri a Roma e provincia. Le organizzazioni criminali acquistavano forza sempre maggiore: nel 1975 furono registrati 6 sequestri gestiti contemporaneamente; l’anno seguente furono 7.
Non tutti i rapimenti li organizzò la ‘ndrangheta. Con sicurezza ai criminali calabresi sono attribuiti 22 sequestri di persona. ma tutti finalizzati al traffico di droga. Tant’è che in pochi anni Ia ‘ndrangheta conquistò il monopolio del traffico di cocaina a Roma.
Ma come funziona? L’organizzazione necessaria per tenere in piedi 7 sequestri contemporaneamente è solida ed articolata. Una struttura complessa che ai vertici vede pochi boss ma che alla base può contare (fra partecipanti attivi, complicità ed omertà) su “truppe” diversificate. I basisti, i telefonisti, i carcerieri, decine di persone con ruoli separati. Settori senza punti di contatto; difficili da individuare e smantellare. “Gradini” dai quali per gli investigatori è quasi impossibile risalire ai vertici.
In certe occasioni, chi organizza il rapimento dà in “gestione” il sequestrato ad un altro gruppo. Dare in “appalto” l’ostaggio perché sia al sicuro sull’Aspromonte costa cifre che variano dalle 350 mila lire al giorno al milione e mezzo. Alla fine i soldi del riscatto investiti in droga si moltiplicano a dismisura: i miliardi vanno moltiplicati per dieci. Basta una manciata di milioni (50/60) per organizzare un altro sequestro e ricominciare daccapo.
Su 64 rapimenti contiamo 8 sequestrati uccisi, ma quante sono le vittime della droga?
Quanta micro-delinquenza è indotta dalla droga? Furti, scippi, aggressioni, omicidi: un elenco lunghissimo di reati commessi a causa della droga. La ricerca della dose quotidiana è fatta con tutti i mezzi. Il giovane si prostituisce per poche lire: deve “rimediare” in media 300 mila lire al giorno. E tutti i mezzi sono buoni.
Quando non riesce a procurarsi l’eroina, il tossicodipendente diventa pericoloso: può commettere qualsiasi reato. E’ del tutto irresponsabile. E noi continueremo a vedere sui giornali le foto di giovani vittime raggomitolate sul sedile di un’auto, rattrappite in un angolo di muro, accucciate in un gabinetto pubblico.

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