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Pd, l’advertising è tuttora comunista

E’ capitato ad un sacco di gente. E’ successo a generali, i quali spostavano corpi d’armata che esistevano soltanto sulla carta; a splendide attrici che in età avanzata s’illudevano di esercitare ancora un fascino irresistibile; a nobili cavalieri che s’addestravano nell’uso della spada ignorando che avrebbero dovuto affrontare moschetti e cannoni. Sta succedendo al Partito democratico della sinistra; o perlomeno alla sua task-force dirigente. Basta guardare a ciò che è avvenuto in occasione delle campagne di demonizzazione lanciate nell’ultima gara elettorale: il risultato pietoso di un atteggiamento patetico.
Sembrava di stare in mezzo agli emigrati russi del dopo-terremoto leninista. Incipriati, blasonati, irrigiditi nell’etichetta di una corte che non c’era più, quegli aristocratici erano dei sopravvissuti che però non facevano alcuno sforzo non dico per organizzare una efficace controrivoluzione ma nemmeno per capire fino in fondo ciò che era successo.
C’era una differenza squisitamente materiale ed era fra i nobili che erano stati capaci di salvare nella fuga gioielli e quattrini e coloro i quali erano fuggiti a rotta di collo con le tasche vuote.
Quando vediamo autorevoli esponenti pidiessini comportarsi come fuorusciti russi, ci convinciamo vieppiù della necessità di picconare Botteghe Oscure affinché non portino a fondo con loro tutta Ia sinistra italiana.
Le campagne di demonizzazione hanno sempre funzionato, basta dare uno sguardo al passato. I comunisti individuavano in una persona o in un accadimento lo spauracchio da mettere bene in mostra per colpirlo a più non posso. Così l’operazione riusciva sempre a puntino. Che si trattasse dei «quindicimila fascisti prezzolati della Cia in Ungheria» o del «fascista e golpista» Randolfo Pacciardi, già comandante in Spagna del Battaglione Garibaldi, il messaggio era ben diffuso e bene assorbito. Perché? Perché i comunisti influenzavano giornali, teatro, cinema, letteratura e un esercito di intellettuali. Lanciato il messaggio, si metteva in moto un gigantesco meccanismo di persuasione che alla fine costringeva pure gli avversari ad ammettere: «Sì, c’è qualcosa di vero…». Amintore Fanfani fu emarginato a furia di “fanfascismo”. Ve l’immaginate la campagna scatenata contro Berlusconi se il Pds avesse avuto a disposizione gli strumenti di una volta? Con la tv in testa? Altro che presidente del Consiglio. Non sarebbe riuscito a prendere nemmeno i voti necessari per entrare alla Camera.
Vogliamo o non vogliamo metterci in testa che in un sistema di comunicazione nel quale la sinistra, tutta Ia sinistra, ha pochi spazi occorre che Ia strategia dell’advertising sia strutturata diversamente?
Le teste d’uovo di Botteghe Oscure e dintorni si mettano attorno ad un tavolo, facciano un esame di coscienza collettivo e poi con grande onestà elaborino una nuova strategia comunicativa. Naturalmente non tutti – come gli aristocratici di cui sopra – dispongono di sufficiente intelligenza per continuare ad occupare prestigiose poltrone. Si facciano da parte. Chi tuttora continua a credere nelle tecniche di demonizzazione se ne vada a casa. Chi persiste in una opposizione fatta come se ci fossero le masse di una volta pronte a ricevere acriticamente e passivamente l’oracolo comunista si ritiri in campagna e si rimetta a studiare.
Questi nuovi governanti non li smontate con i vecchi giochetti. Avete visto con il nuovo ministro dell’Interno com’è andata? Manifestazione deprecabile? Via questore e prefetto, Maroni non ha perso tempo; non ha convocato una commissione d’inchiesta: non vi ha dato l’opportunità di montare un “caso”. Adesso cari signori post-comunisti, non potete nemmeno gridare allo scandalo per provvedimenti presi in piena legittimità ma che certo sono al limite. Se attaccate oggi l’autoritarismo di Maroni, finisce che diventate i difensori dell’estremismo skin. E la prossima volta? Al prossimo intervento d’autorità? Se proverete a demonizzarlo, vi pioverà addosso tanto di quel guano da fertilizzare il deserto.
Piantatela con le stupidaggini: l’abbiamo già detto e ridetto; stavolta l’opposizione è una cosa seria.
Giuseppe Spezzaferro

Viste le campagne (con l’eccezione di quella di Prodi) organizzate ancora sulla demonizzazione dell’avversario, ne deduco che l’anima comunista è più viva e operativa che mai. L’articolo che qui ripropongo fu pubblicato sedici anni fa dal quotidiano l’Umanità.
(“l’Umanità”
venerdì 20 maggio 1994 pag. 8)

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