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Vicini scandalosi

In Germania è scoppiato il finimondo dopo la prima puntata di un nuovo reality tv (“Benvenuti vicini!”). Nel programma cinque famiglie sono chiamate a vivere una dopo l’altra per la durata di una settimana in una casa unifamiliare. La famiglia, che alla fine avrà la proprietà dell’immobile, sarà quella che avrà conquistato la simpatia delle famiglie vicine. Perché il finimondo? Perché le cinque famiglie concorrenti sono: una famiglia di profughi palestinesi, una coppia non sposata con cani molto aggressivi, una comune formata da quattro punk, una coppia di fatto con un bambino, in cui l’uomo è un transessuale e la donna lesbica, una famiglia formata da un musulmano della Guinea, Copa, 40 anni, sposato con la tedesca Veronika, da cui ha avuto tre bambini, ma che convive anche con una sua connazionale, Haddy, familiarmente denominata “Mamma africa” dalla quale ha avuto altri tre figli.

Insomma sono famiglie quantomeno atipiche. Si sa che la tv deve fare scandalo per avere una cospicua audience, ma bisogna stare attenti a non esagerare. Si profila la prospettiva che la televisione europea diventi la brutta copia della trash tv statunitense. Maria Boehmer (Cdu), ministro per la migrazione e l’integrazione, ha detto che il reality fomenta “i pregiudizi contro gli immigrati e gli omosessuali”. Gli autori del programma hanno dichiarato che non vogliono discriminare nessuno, ma i critici insistono. E’ uno scontro che ricorda quello sui film con scene osé: gli autori dicevano che era arte e i detrattori che era pornografia. Oggi è una diatriba che non interessa se non pochi irriducibili.

Comunque uno dei momenti più criticati del programma è quando, durante l’assenza della famiglia in gara, ai vicini vengono date le chiavi di casa per giudicare. Così, uno dei vicini, vedendo graffi sul parquet, spara: “Vorrei vedere in che stato sarebbe dopo che questi ci hanno abitato un anno” ed un’altra sentenzia che gli extracomunitari vanno in Germania “solo per approfittare dei sussidi garantiti dal nostro Stato sociale”. All’africano Copa che vive già da 18 anni in Germania, viene rimproverato che “dopo tutto questo tempo, lei avrebbe anche potuto imparare a parlare un po’ meglio il tedesco”.

Insomma, sono le solite cose che sentiamo sulla metro o per strada anche in Italia. Se una famiglia vive affianco a un campo nomadi e le rubano l’autoradio, la macchina etc. etc. non è razzista perché dice “via gli zingari” ma è solo esasperata. Voler parlare di razzismo a tutti i costi è quantomeno falso se non pericoloso.

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