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La destra perduta

S’è fatto arduo trovare sui media un’analisi politica depurata dei personalismi. E’ vero che il pubblico è maggiormente attratto da una frase stizzita (vera o falsa che sia, poco importa) di Bossi contro Fini o di Veltroni contro D’Alema, ma il dibattito si è ridotto davvero a poca cosa. In questi ultimi anni c’è stata una vera e propria escalation di gossip che occupano le prime pagine, le aperture dei tg e i confronti nei salotti tv. La crisi del Popolo della Libertà, sia pure innescata dal tatticismo di Fini, non è tutta riconducibile ad una mera questione di concorrenza. Ma è quasi impossibile andare oltre i personalismi (come mostra anche la situazione delle sinistre).
Pur consapevole che non cedere alla polemica spicciola fosse più agevole nel 2000, ripropongo una mia nota pubblicata dieci anni fa sul Giornale d’Italia.

Allo stato attuale (febbraio 2000; ndr) è il centrodestra a essere la compagine più coesa. La spiegazione (l’abbiamo detto già in altre occasioni) sta nella composizione dell’elettorato al quale il Polo fa riferimento; sicché i partiti che lo compongono insistono – per così dire – sullo stesso segmento di mercato.
Il centrosinistra, invece, è più… articolato. In quel “polo” debbono convivere anime vetero-neo-post-anticomuniste più spezzoni varii.
Lo skipper Massimo ha maggiori difficoltà a non far litigare Cossutta con Dini che a conservare l’appoggio della City.
Ciò posto, veniamo alle prospettive.
Per il futuro – abbastanza prossimo, data la velocità internettuale – lo schieramento botanico-bancario ha molte più palle caricabili nello stesso cannone. In sostanza: la cultura socialdemocratica costituisce un fertile e larghissimo terreno di incontro fra le componenti del centrosinistra.
Nessuno più (a parte, forse, i duri e puri bertinottiani) bolla il socialdemocratico con il marchio di “revisionista”, di “socialfascista” oppure di “traditore della classe operaia”. Presto Saragat sarà riportato sugli altari della new left. La socialdemocrazia si sposa amorevolmente perfino con il liberismo.

Quale potrebbe essere la comune ideologia per il centrodestra? La prima cultura che viene in mente è quella sociale della Chiesa. Sembrerebbe, a prima vista, che anche per l’attuale triade (Berlusconi-Fini-Casini) sia possibile la costruzione di una linea ideologica che metta tutti d’accordo. Ripetiamo: a prima vista.
In realtà, la dottrina sociale della Chiesa non è così… allargabile come la veste socialdemocratica.
Al libro sul quale è stata scritta si potrebbe tutt’al più aggiungere una qualche appendice, ma i capitoli sono inchiavardati di gran lunga più saldamente del fu muro di Berlino.
Anche i continui interventi del Papa contro lo sfruttamento dell’uomo, contro il lavoro domenicale e, soprattutto, contro il materialismo edonista sono dei promemoria che negano qualsivoglia “modernizzante” interpretazione.
Impossibile conciliare quella dottrina con i sogni imprenditoriali dei molti “polisti” rampanti in campo altrui.

Ci sarebbe anche il “libro” della destra sociale. Diverso da quello della Chiesa ma non estraneo ad essa.
II… piccolo difetto di essere immediatamente riconducibile al bieco Ventennio, però, lo confina immediatamente all’angolo.
Le grandi manovre in atto nell’area del Polo nascono anche e perciò da esigenze “ideologiche”.

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