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La sorpresa di Villa di San Martino

Quando si dice la combinazione. Gli occhi di mezzo mondo sono puntati su Villa San Martino, dimora di Silvio Berlusconi in quel di Arcore, e a nemmeno trecento chilometri di distanza scoprono, per un’altra Villa San Martino, un progetto che, come s’usa dire, getta una nuova luce su… Napoleone, nientedimeno.
Sì, all’Isola d’Elba dove dal 4 maggio del 1814 al 26/27 febbraio del 1815 fu tenuto prigioniero, l’Imperatore fece riattare una casa di campagna distante circa quattro chilometri da Portoferraio, la “capitale” dei suoi nuovi possedimenti. Il nome di quella casa, oggi museo, è Villa di San Martino.
Abbiamo sempre saputo che Napoleone voleva una residenza privata nella quale starsene in santa pace lontano dalla Villa dei Mulini che era stata destinata a residenza imperiale. Questa “vocazione” alla quiete mostrava un uomo sconfitto rassegnato ad una esistenza da imperatore bucolico anzichenò. Anche se faceva a pugni con la fuga e il ritorno sul trono di Francia (i Cento Giorni!), la tesi della rassegnazione era parecchio diffusa. Ora dall’Archivio di Stato di Massa la storica Monica Guarraccino ha tirato fuori un documento rimasto sepolto per secoli nel “fondo Fantoni”, cioè nella massa di carte relative al conte Agostino Fantoni. Chi era costui? L’inviato del Granduca Ferdinando III con l’incarico di prendere possesso del patrimonio napoleonico nell’isola e di fare l’inventario di tutto ciò che comprendeva. Nel settembre del 1814, infatti, il Granduca era tornato in Toscana dall’esilio a Vienna (era un Asburgo-Lorena) e, appena avuto notizia che all’Elba Napoleone non c’era più, vi aveva spedito il conte come commissario granducale.
Ma bando al contorno e veniamo alla pietanza. Su quel foglio emerso dalle carte è disegnato il progetto voluto da Napoleone per fare di Villa San Martino una dimora imperiale almeno pari a quelle che aveva lasciato in Francia. I disegni mostrano lo stato dell’immobile e le aggiunte commissionate da Napoleone. Il progetto è, infatti, illustrato in due parti: il prospetto della residenza e la pianta con la suddivisione delle stanze.
E’ una testimonianza preziosa, oltre che per una lettura autentica di quei dieci mesi di confino, anche per Roberta Martinelli, direttrice del Museo nazionale delle residenze napoleoniche dell’isola d’Elba, perché le consentirà, in occasione dei già preventivati lavori di restauro, di correggere la destinazione d’uso delle stanze e di spostare arredi e suppellettili secondo lo schema originario.
Nel 2014 si celebrerà il bicentenario dello sbarco di Napoleone a Portoferraio. Per quella data, i restauri si spera saranno stati completati ed io, se mi sarà possibile, ho intenzione di tornare all’Elba per vedere i cambiamenti. L’ultima volta che ci sono stato è stato con moglie e figli per festeggiare venticinque anni di matrimonio. O erano trenta? Comunque, parecchio tempo fa.
Puccio Spezzaferro

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