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Strasburgo: il crocifisso è innocuo

Non capisco perché Radio Vaticana e altri organi vicini alla religione cattolica abbiano parlato di “vittoria” quando è arrivata da Strasburgo la sentenza della Grande Chambre del Consiglio d’Europa sulla questione crocifisso sì – crocifisso no.
In pratica la massima autorità di giustizia europea ha deciso che «non sussistono elementi che provino l’eventuale influenza sugli alunni dell’esposizione del crocifisso nella aule scolastiche». In parole povere: il crocifisso non è pericoloso.
Rapido antefatto.
Nel 2002 tale Soile Lauti (cittadina italiana di origini finlandesi residente in provincia di Padova) chiese alla scuola media “Vittorino da Feltre” di Abano Terme di schiodare il crocifisso dall’aula perché non voleva che i figli studiassero all’ombra di quel simbolo religioso. Il Consiglio d’istituto rifiutò, la mamma preoccupata per la nefasta influenza del crocifisso sui disarmati bambini fece ricorso al Tar del Veneto, dando inizio ad una battaglia durata nove anni e finita alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
E’ un tòpos ricorrente. Ogni tanto spunta qualcuno che dichiara guerra al crocifisso e va sui giornali.
Ho scritto tempo fa che difendo il crocifisso a scuola, in tribunale, in ospedale, sul treno… dovunque, in nome della libertà d’arredo. Ho un divano letto sotto la finestra e ospito uno straniero senzatetto. La mattina dopo, l’ospite mentre fa colazione (ricca e abbondante) critica la disposizione del divano e mi annuncia non soltanto che lo sposterà ma che gli cambierà pure colore perché quel giallo non lo fa dormire tranquillo. Ovviamente lo mando a cacare. Io ti ospito e tu mi vuoi cambiare l’arredamento? Il crocifisso è un pezzo di arredamento che già c’è quando arriva un musulmano o un ateo oppure un massone anticlericale. Se a loro non sta bene, a me piange il cuore, soffro indicibilmente, ma è meglio che vadano da qualche altra parte perché mi potrei pure incazzare.
Altra cosa è se un cristiano convive con una musulmana e insieme arredano casa. A quel punto lui non può imporre a lei il crocifisso in testa al letto e lei non può obbligare lui a fare le rituali abluzioni. Tutt’al più, dato il casino imperante, mettono affianco sulla parete la madonna col bambino e la seta istoriata con invocazioni islamiche in oro.
Tornando a Strasburgo, la Corte ha assolto (con 15 sì e 2 no) l’Italia dall’accusa di violazione di diritti umani per l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. La sentenza parla di «Non violazione dell’Articolo 2 del Protocollo n. 1 (diritto all’istruzione) alla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo».
Prima della sentenza c’era stato un grande attivismo nei fronti contrapposti. S’è distinto, secondo me, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, il quale ha scritto ai suoi colleghi dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa chiedendo il loro appoggio al crocifisso e ottenendo il sì formale della Federazione Russa, di Romania, Bulgaria, Grecia, Armenia, Cipro, Lituania, Malta, del Principato di Monaco e di San Marino. Dieci su 47 non è molto ma vanno contate le divisioni (ci serviamo del linguaggio staliniano) della Chiesa Apostolica Romana.
La Santa Sede, per bocca di padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa, ha rilevato: «La Grande Chambre ha capovolto sotto tutti i profili una sentenza di primo grado, adottata all’unanimità da una Camera della Corte, che aveva suscitato non solo il ricorso dello Stato italiano convenuto, ma anche l’appoggio ad esso di numerosi altri Stati europei, in misura finora mai avvenuta, e l’adesione di non poche organizzazioni non governative, espressione di un vasto sentire delle popolazioni». Lombardi ha anche precisato: «La Corte dice che l’esposizione del crocifisso non è indottrinamento, ma espressione dell’identità culturale e religiosa dei Paesi di tradizione cristiana».
Perciò dico che tanto soddisfatti i preti non dovrebbero essere. Il crocifisso, che non è indottrinamento, che non esercita alcuna influenza, che non ha valore se non in termini culturali, è un pezzo d’arredamento. Niente di più. Nei panni di un prete avrei preferito una dura condanna motivata dalla pericolosità del crocifisso, sia posto in un’aula scolastica e sia in un’aula giudiziaria. Sarebbe riemersa la forza della Chiesa del Silenzio, in primis, e, insieme, la penetrazione in Cina, l’evangelizzazione africana, la cooptazione della Chiesa Anglicana…dimostrando che il crocifisso è poco più della punta dell’iceberg.
Giuseppe Spezzaferro

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