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L’Ue e la strana coppia

I vertici del Pse e del Ppe, le due grandi famiglie politiche dell’Ue, si sono riuniti a Lisbona per confrontarsi e andare “preparati” al prossimo Consiglio europeo che dovrebbe dare l’imprimatur al nuovo Trattato istituzionale dell’Unione. Fra gli argomenti sul tavolo delle trattative (tutti gli incontri al vertice sono trattative modello suk) c’è la redistribuzione dei seggi al Parlamento europeo, che l’Italia non accetta perché perde la parità con Francia e Gran Bretagna.

Detto tra noi, quella parità (che non c’è mai stata sul piano concreto) dipendesse dal numero dei seggi e non da Pil, qualità dei servizi, scuola eccetera ecceterone. Per di più, sia Romano Prodi, attuale presidente del Consiglio italiano, e sia Massimo D’Alema, suo ministro degli Esteri, erano distratti quando in sede comunitaria passò la modifica della conta dei seggi. Né l’uno, né l’altro diedero segnali di dissenso. Si vede che avevano da fare altro. Oggi scoprono il “danno”.

La presidenza di turno, portoghese, starebbe cercando (ma lo dicono gole profonde del Ppe) un compromesso accettabile aumentando di uno il numero dei seggi (da 750 a 751) in modo da consentire all’Italia averne 73, come i britannici e uno in meno rispetto ai francesi. Il premier portoghese, José Socrates, ha assicurato che un accordo è “molto vicino”. La rottura sarebbe un brutto colpo non soltanto per l’immagine del governo italiano, già screditato abbastanza e perennemente in bilico perché paralizzato da contraddizioni interne, ma anche per gli altri governi europei che più o meno si dichiarano di centrosinistra o si sinistracentro.

Il ministro degli Esteri lussemburghese, il socialista Jean Asselborn, ha affermato che la rivendicazione italiana va presa sul serio, ma ha avvertito che non si può toccare il tetto dei 750 eurodeputati complessivi. Dello stesso avviso il capogruppo dei socialisti europei, Martin Schulz: “Se la questione dei seggi minaccia di far fallire il Trattato, spero che i leader saranno intelligenti ed efficienti”. Come dire: se l’accoppiata Prodi-D’Alema fosse stata intelligente ed efficiente avrebbe parlato in commissione non dopo mesi, a cose fatte. Povera Italia, in mano alla strana coppia.

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