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Toh! Chi si rivede: Turigliatto

Sinistra Critica è un movimento politico anticapitalista, antifascista, femminista, ecologista. Anni fa era una corrente di Rifondazione comunista, ma per Franco Turigliatto (fu tra quelli che fecero cadere il governo Prodi, un Fini ante litteram ma con la piccola differenza che Gianfranco non è riuscito a far cadere Berlusconi) i compagni rifondazionisti erano troppo poco comunisti e perciò se ne andò.
Si presentò alle elezioni con Sinistra Critica, ma fece un buco nell’acqua. Oggi vagola tra i compagni duri e puri sempre a caccia di capitalisti, fascisti, maschilisti e menefreghisti della raccolta differenziata da colpire.
Non è che faccia molto ma è pronto a cogliere qualsivoglia occasione per strillare e okkupare un posticino sui media. Stavolta Turigliatto&co. si fa sentire da Bari, dove ha lanciato una crociata, pardon, una lotta proletaria, contro la presentazione di un libro.
In breve: un avvocato che vive e lavora a Roma, Domenico Di Tullio, ha scritto una storia tra la cronaca e la mitologia su un movimento non conforme che è diventato famoso soprattutto per l’occupazione di stabili abbandonati trasformati in civili abitazioni per senzatetto.
Il libro, edito l’anno scorso da Rizzoli, è intitolato: “Nessun dolore. Una storia di CasaPound”.
Il racconto si dipana attraverso le vicende di giovani che l’avvocato si trova a difendere, ma si allunga anche sui rapporti di coppia, la musica, i confronti generazionali. E’ – come dicono i saggisti – uno “spaccato” di vita che aiuta a comprendere un mondo che è tuttora demonizzato pure da persone dalle quali non te lo aspetteresti mai.
Ho letto il libro (conosco Domenico e qualcuno di CasaPound, che en passant mi sembra la novità politica più importante dai tempi di Lotta di Popolo; ma questa è un’altra storia) e mi ci sono letteralmente ritrovato in più di una pagina. Come a Piazza Navona, per dirne una.
Quando i ragazzi del Blocco Studentesco furono aggrediti dai compagni in Piazza Navona, Di Tullio racconta di una ragazza che vede la scena e «non sa più chi sono i “fascisti” in quella piazza, non sa più bene cosa significa questa parola. Ora».
Leggo e torno giovane: «I compagni più forti e stradaioli entrano in piazza Navona. Avanguardia dura e pura della militanza, cappucci alzati, sciarpe a coprire il viso anche se ci sono trenta gradi, caschi in testa e spranghe in mano. Loro sono gli antifa’ cattivi e grossi, ma anche quelli più motivati e coraggiosi, i migliori sul campo di tutta Roma, mica i quattro scemi che abbaiano da lontano per poi scapparsene con la coda tra le gambe a fare comunicati di vittoria sui forum».

Il clima dei tragici “Anni di piombo” non c’è più ma troppi compagni lo rivorrebbero, perché l’antifascismo non significa niente se non è militante e cioè se non abbatte il nemico. Sono prigionieri di schemi vecchi. Non sanno che il ventunesimo secolo non si può “amministrare” con il comunismo. Peggio. Credono che possa essere una riedizione del fascismo a prenderne le redini. La gran parte di loro non conosce né il comunismo e neppure il fascismo. Quelli che sanno come stanno le cose preferiscono sfruttare luoghi comuni e collaudati schemi e perciò tacciono. Coltivano il loro bravo orticello grazie alla stupidità militante.

Come me, Di Tullio è contento che il confronto sia di idee e di contenuti, piuttosto che di taniche di benzina e pistolettate. C’è un passaggio che pare proprio dedicato ai compagni di Turigliatto. Scrive: «… è bello vedere che questi ragazzi si divertono tranquilli, che possono prendere la parola nelle assemblee delle loro scuole, volantinare e attaccare manifesti senza portarsi dietro un arsenale di mazze e guardaspalle. Certo che ci sono le eccezioni, perché qualcuno dei compagni è effettivamente rimasto indietro di un decennio abbondante e non si fa scappare l’occasione di aggredire…».
Ciò che fa infuriare questi tori al contrario (non soltanto nel senso che caricano quando vedono nero) è che la linea tracciata è proiettata nel futuro. Vorrei aggiungere che è già futuro, ma non voglio apparire un retorico sentimentale. Quando i ragazzi scandiscono: «Né rossi né neri, ma liberi pensieri», io vedo una pianura nella quale corrono in libertà cavalli con le ali. E i compagni si devono rassegnare: non possono competere. Si facessero di camomilla; è il mio consiglio da vecchio.

Di Tullio fa annotazioni anche a proposito del “tintinnio delle manette” che tanta parte ha avuto e tuttora ha nel sistema giudiziario.
«
E’ così – scrive – che si agisce in tutte le Procure della Repubblica d’Italia: le sbarre ammorbidiscono e favoriscono le confessioni, queste facilitano e riducono allo stretto indispensabile le indagini. E’ un sistema ottocentesco, fatto di ferri tintinnanti dietro le porte delle stanze degli interrogatori, che raramente fallisce…».
E’ un avvocato che sa come vanno le cose e perciò sottolinea: «Credere che la realtà processuale coincida con la sua sorella maggiore, la verità dei fatti, è un’illusione da matricola di giurisprudenza».
Aggiungo un’annotazione ancora più disperante: è la verità mediatica l’unica che conti, quella giudiziaria e quella storica hanno valore esclusivamente se confermano la verità ripetuta dai massmedia. E credo di non aver bisogno di fare esempi.
CasaPound è un arcipelago al centro del quale c’è l’isola di Mompracem. Le letture da ragazzo mi sono tornate in mente perché in questi giorni si sta parlando molto di Emilio Salgari (fece harakiri il 25 aprile del 1911) e alle figure di Sandokan, di Tremal-Naik, di Yanez de Gomena e di tanti altri personaggi salgariani potrei dare un volto guardando chi incontro entrando nei luoghi di CasaPound. Che sono tanti e in tutta Italia. Sono palestre, e pub, e aree per concerti, e case occupate da famiglie sfrattate.
M’è piaciuto come Di Tullio ne abbia sintetizzato la genesi: «Dalla Santa Teppa, il nucleo originale di fasci eretici e anarchici insofferenti, è nato il gruppo degli Zetazeroalfa, e quindi tutto quello che è venuto dopo, compresi CasaPound e, ora, il giovane Blocco Studentesco».
Nel testo, però, ci sono anche momenti scontati, molto somiglianti a dei luoghi comuni. Questo per esempio: «…una bella manifestazione antirazzista, antiproibizionista, antiomofoba, antigoverno, antichiesa, anti qualsiasi cazzo di cosa purché anti, dove poi si finisce tutti in una soffitta finto boème, in un’orgia di hashish appena comprato dall’emissario/manovale di qualche mafia di turno, lui sì certamente omofono, fondamentalista e pure un tantinello razzista nei confronti di chi ha una gradazione di colore un po’ più scura della sua».
A compensare gli squarci all’Alberoni, ci sono anche delle illuminazioni. Come questa: «Si sa, i fasci sono pericolosi, soprattutto quando sognano». Eh?

Ritorno alla cronaca. Di Tullio ha fatto fino ad ora una trentina di presentazioni del libro. La promotion porta a porta è strumento indispensabile per vendere i libri. L’incontro con l’autore è una prassi più che consolidata. In effetti di libri ne ha già venduti parecchi, tant’è che Rizzoli ne stampa nuove edizioni con grande piacere.
E’ ovvio che se una presentazione la si fa nel silenzio dei media ha poco appeal. Perciò, dico a Domenico: devi essere contento se i compagni fanno casino, così vendi più copie. A Bari, tuttavia, Turigliatto ha imboccato una strada più intelligente, giacché, almeno a parole, non delinea aggressioni fisiche.

La presentazione del libro è programmata per il 29 aprile alla Biblioteca provinciale Santa Teresa dei Maschi. L’evento è stato patrocinato da Regione, Provincia e Comune. Non è tutto. Il dibattito, moderato da Maddalena Tulanti, vicedirettore del “Corriere del Mezzogiorno”, prevede interventi del vicepresidente del Consiglio regionale, Nicola Marmo, dell’assessore provinciale, Sergio Fanelli, del consigliere comunale del Pdl, Marcello Gemmato, del professor Mario Spagnoletti e del giornalista Michele De Feudis. Non è finita. Incredibile dictu, tra i relatori è previsto anche Pierluigi Introna! Embé? Perché è così importante questo Carneade? Per un motivo e uno solo: è il capogruppo al Comune di Sinistra, ecologia e libertà.
Lo scatenamento di Turigliatto&co. è più che comprensibile. Dove va a finire l’antifascismo militante se ci mettiamo a parlare con fascisti che scrivono libri su neofascisti?
Ripeto: ci si perde l’acqua e il sapone a lavar la testa a questi compagni duri e puri; per loro chiunque non definisca il fascismo “male assoluto” è un criminale complice di criminali. Sinistra Critica, dunque, ha chiesto che «il consigliere di Sel Introna rinunci ad andarci» e che le istituzioni «ritirino immediatamente il patrocinio all’iniziativa».
Qualcuno prevede una cosa simile a quella accaduta a Palermo quando i soliti scemi (ma la madre dell’imbecille, si sa, è sempre incinta) avevano tracciato sui muri della libreria deputata alla presentazione la stella a cinque punte (anche i brigatisti sono tirati per la giacchetta…) e la scritta “Boicotta Mondadori”. Quelli più cattivi avevano appiccato il fuoco alla sede palermitana di CasaPound Italia e scatenato qualche rissa.
Non è che a Bari di mamme incinte di scemi non ce ne siano. Mi limito soltanto a riferire che i duri e puri di Turigliatto hanno chiesto il boicottaggio della presentazione del libro perché l’autore e quelli di CasaPound sono razzisti, xenofobi e via con le solite giaculatorie. Mah.
Giuseppe Spezzaferro

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