Vetrina / DIBATITTO / Società / Nostradamus e i mercanti di nostalgie

Nostradamus e i mercanti di nostalgie

Il ritorno al passato è la voglia dei poveri cristi. Non sono pochi quelli che vorrebbero essere nati nel Medio Evo. Sbavano per la ricerca del Graal. Non si sa cosa sarebbero disposti a dare pur di vivere ai tempi di Federico II di Svevia. Sono di meno, eppure ce ne sono, quelli che rimpiangono l’altro Federico, il magnifico prussiano, il Grande che gettò le basi per l’unificazione tedesca. Ho conosciuto parecchi – qualcuno ancora lo incontro – che fantasticando di riti mitriaci, dell’uccisione del toro, del dio invitto provano a dare un senso magico (che per i più ignoranti è addirittura sacro) alle loro miserabili esistenze. Tutti in fuga dall’hic et nunc. Però nessuno di loro si vede schiavo a Roma, servo della gleba con l’Hohenstaufen, bracciante con l’Hohenzollern. Sono convinti che sarebbero stati coraggiosi cavalieri e potenti feudatari, consiglieri del principe e legislatori insigni. Nemmeno ci pensano che una stupida infezione li avrebbe portati alla morte perché ancora non c’erano penicillina e antibiotici. Le loro donne sarebbero morte di parto e i loro figli non avrebbero superato il primo anno di vita. Le condizioni igieniche dei tempi passati non le avrebbero sopportate nemmeno i nobili destrieri che la polizia a cavallo coccola nelle stalle-suite di Villa Borghese.

La vita quotidiana oggi non è delle più entusiasmanti; anzi – dicono – è la peggiore per molti versi. Lamentano la corruzione dilagante e le gomitate dei carrieristi. Blaterano contro il consumismo e l’edonismo. Rivendicano una indefettibile onestà che ha loro impedito di fare carriera e quattrini. In breve: sono imbottiti di luoghi comuni come un tacchino farcito con le castagne.
Tra di loro sono molto solidali. Si elogiano a vicenda e si difendono gli uni con gli altri. Giurano di aver rinunciato a questo e a quest’altro per coerenza spirituale. A guardarli bene, c’è qualcuno che ci crede sul serio.

Essendo incapace di vedere i limiti assegnatigli da madre natura, ritiene di avere una vita mediocre perché non s’è mai voluto piegare o, peggio, vendersi. Ammettere che mai nessuno ti ha voluto comprare è triste. Ne so qualcosa. Non piace a nessuno accettare di essere un normodotato (o meno) per cui oggi non è capitano d’industria, senatore o direttore della Rai e ieri non sarebbe stato giustiziere, connestabile o maresciallo.
Poveri cristi che scelgono quella maglietta non perché è griffata ma perché incontra il loro gusto. Che comprano l’auto nuova non perché convinti dalla pubblicità ma perché l’altra era vecchia di tre anni ormai. Che per puro caso vanno in vacanza in un posto modaiolo. Che sull’autostrada si lamentano di quanta gente ci sta in giro e che siamo rovinati perché nessuno ha voglia di lavorare.
Scopiazzando riti e liturgie del passato, infilando la testa in celebrazioni misteriche (nei week end, quando riescono a lasciare il cane alla moglie) annaspano nell’esistenza non riuscendo a spargere nemmeno la sgradevole traccia di bava che la lumaca lascia trascinandosi sulla pietra.
Tutti questi – i medievalisti con lo spray nasale antiallergico, gli esoterici della domenica, i sacerdoti del vorrei ma non posso – sono in buona sostanza degli onest’uomini. Non sfruttano nessuno, tirano fuori dalle loro tasche i soldi per i lumini e per i libri. Anche il loro proselitismo è finto. Se la combriccola crescesse di numero, dovrebbero cambiare trattoria. Pochi, ma buoni; un precetto sul quale c’è tacito accordo.

L’altro assioma inviolabile è la rigida separazione tra i gruppetti. Non vi venisse mai in mente di provare a metterli insieme. A parte il problema della trattoria (che non è piccola cosa, credetemi), c’è la gerarchia da rifare. Separati rigorosamente (su questioni di principio, che altro sennò?) hanno ciascuno un presidente, uno o due vicepresidenti, un responsabile organizzativo… hanno organigrammi per i quali la lotta si svolge di solito con un tasso equo di isteria. Quando lo scontro si radicalizza, il gruppo si scinde e diventano due. In trattoria si sta meno stretti e il gruppo scissionista comincia a frequentarne un’altra; con grande vantaggio di avventori e personale che possono così ascoltare dotte disquisizioni sui Templari, i Vichinghi in America e Atlantide, con contorno di… Castaneda e imbroglioni vari.

Eh sì. Di imbroglioni ce ne sono tanti. Epigoni di Nostradamus o furbi interpreti delle sue centurie, alchimisti distillatori di grappa o flamini a caccia di vestali (solitamente stagionate, purtroppo), esegeti dell’Edda e conoscitori di rune… è un elenco sterminato. Parecchi di questi riescono pure a tirar su qualche quattrino con pubblicazioni a distribuzione contingentata e gadget di vario genere. Sono attività che danno da vivere ad una variegata brigata di gente, ma lui, quello più bravo in assoluto… beh, lui è un crudo industriale dell’oggetto simbolico, della copia anastatica, del viaggio iniziatico.
E’ l’imbroglione eccelso, l’inarrivabile ipocrita, colui il quale parla di coerenza senza praticarla nemmeno per sbaglio. Le elevate virtù (lealtà, onestà, correttezza…) sono il suo pane quotidiano. Nel senso vero del termine. Proclamando, per esempio, una adamantina integrale adesione ai princìpi della fratellanza massonica, riesce a vendere libri, grembiulini, fermacinture, anelli, ciondoli e ninnoli vari.
Senza mai un attimo di cedimento. Come l’usuraio che rivendica la necessità dell’attività che svolge: «Io presto i soldi a gente che le banche manco li fanno entrare», così l’industriale della cultura di nicchia mantiene costantemente il punto. E’ un pugnace nemico delle banche, ne auspica la distruzione, e giostra con maestria conti correnti e titoli. Si arricchisce nel mentre imperterrito proclama imperitura guerra al consumismo e al materialismo. Gode del più alto tasso di beni superflui, ma rivendica la costante militanza contro questa società edonista e individualista.

So che la sua vita è, nonostante tutto, abbastanza meschina e in alcuni momenti di debolezza sentimentale mi dispiace pure. Invecchiando, mi sono convinto che quelli che vanno con la testa rivolta all’indietro o sono imbroglioni oppure sono poveri diavoli. In ambo i casi non mi interessano più. Scruto con attenzione altri orizzonti dove ci sono persone che lavorano proiettati verso il futuro. Che hanno, sì, radici nel passato, ma con i rami protesi verso ciò che ancora non c’è. Degli altri, se mi invitano a vogare una domenica al lago so già che c’è la quota per la barca, per l’assicurazione, per il berrettino dell’associazione, per la foto di gruppo, per la colazione a sacco, per l’olio solare.. Ma non si tratta di commercio. Per carità. Tant’è vero che chi mi ha piazzato un bracciale di cuoio per evitarmi slogature con quei dieci euro non copre nemmeno le spese. L’ha fatto per me. Per la mia salute. A volte mi sento proprio un ingrato.
Giuseppe Spezzaferro

Commenti sul Sito e/o su Facebook

commento(i). Per commentare, puoi utilizzare il tuo account di Facebook

Controlla Anche

Roma fa il compleanno invasa dai topi

Attenti a festeggiare il Natale di Roma per strada: ci sono milioni di topi pronti …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.