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La rimonta degli antiberlusconisti

Faccio qualche considerazione a proposito dei risultati delle amministrative di domenica 15 e lunedì 16, cominciando dalla mia città natale.
A Salerno, la conferma plebiscitaria di Vincenzo De Luca è stata determinata anche da voti di area centrodestra. A livello urbanistico il sindaco aveva commesso errori incredibili (schiaffare in una zona già intasata del centro la cittadella giudiziaria, tanto per dirne uno) ma aveva stravinto la battaglia dell’immondizia. Salerno è stata citata sui media come l’alternativa a Napoli e vedere il proprio sindaco in televisione portato a modello di corretta gestione dei rifiuti e sentire i complimenti per la fattiva partecipazione dei cittadini ha legittimamente alimentato l’orgoglio salernitano. La notorietà televisiva, si sa, si traduce facilmente in consensi elettorali. Ci sono personaggi come Gianfranco Fini che sul piano politico non dicono niente ma che in televisione lo riescono a dire molto bene.
Salerno non è l’unico caso nel quale la politica (che oggi purtroppo si condensa in berlusconismo e antiberlusconismo) non abbia avuto parte rilevante. A guardar bene, pure Torino con la vittoria (57%) di Piero Fassino ha premiato l’amministrazione del sindaco uscente Sergio Chiamparino, il quale ha garantito per il suo successore, vecchio funzionario del Pci, già segretario dei Ds e più volte promosso ministro. E’ probabile che saranno politici i contraccolpi, nel senso che Chiamparino ha da parecchio tempo manifestato voglia di “rifondare” il Pd e perciò il suo ritorno all’attività di partito non sarà secondario.
Potrei continuare a spulciare i casi (e sono molti) nei quali il fattore locale è stato determinante, ma preme la madre di tutte le domande: questi risultati sono o non sono il segno che qualcosa è cambiato? dimostrano o no che la parabola di Berlusconi è nella fase discendente?

La sconfitta di Berlusconi

Non v’ha dubbio che Berlusconi abbia subito una sconfitta. Basti il dato di Milano. Là aveva chiesto agli elettori di dargli più di 53mila preferenze e ne ha raccolte meno di 28.000. Due i fatti con i quali i commentatori spiegano i risultati: il manifesto “Via le Br dalle procure” affisso da un candidato (tale Roberto Lassini) col dente avvelenato per una ingiustizia subita e l’attacco calunnioso portato da Letizia Moratti, sindaco uscente e in gara per la riconferma, contro il competitor Giuliano Pisapia, candidato della sinistra.
Del manifesto, deprecato in quanto offensivo nei confronti dei tanti giudici ammazzati dai brigatisti, è stato detto che avrebbe portato al suo autore una valanga di voti. Per questo, le opposizioni avevano chiesto alla signora Moratti una cosa tecnicamente impossibile e cioè di cancellare il nome di quel candidato dalla lista. A dimostrazione di quanto la cosa la disturbasse, la signora era prima sbottata in un «o me, o lui» e poi, essendo un aut aut impraticabile, aveva ribadito in ogni circostanza la riprovazione per quel manifesto e il suo autore. Le opposizioni hanno molto giocato sulla vicenda, ma Roberto Lassini alla fine ha raccolto circa 700 preferenze. E’ probabile che quel manifesto abbia allontanato più milanesi di quanti non ne abbia avvicinati. Potrebbe perfino aver contribuito a dimezzare le preferenze di Berlusconi, che a tutti era parso l’ispiratore di quel manifesto.
En passant faccio notare che Lassini, pur essendo stato costretto a firmare una lettera di dimissioni, s’era convinto di essere straeletto e andava dicendo in giro che avrebbe rispettato la volontà degli elettori. Tradotto: non mi dimetterò. Parte dell’elettorato s’è comportato di conseguenza.
L’altro “incidente” – la calunnia lanciata dalla signora contro l’avversario a conclusione di un confronto televisivo – ha davvero guastato l’immagine della moderata Moratti? Non credo. I risultati dicono che Pdl e liste collegate hanno rastrellato 257.777 voti mentre sono state 273.401 le preferenze per la signora; circa sedicimila voti in più, dunque. L’ipotesi che senza quell’attacco avrebbe raccolto più consensi è smentita dalla conta.
E’ il Pdl, cioè Silvio Berlusconi, che a Milano è stato bocciato. Il fronte ulivista (come giustamente s’è precipitato a chiamarlo il redivivo Romano Prodi) ha portato a Pisapia tanti voti, fino a superare la diretta concorrente. Il ballottaggio è scontato: vince Pisapia. A meno che… a meno che il Pdl, cioè Berlusconi, non colga l’occasione per fare ciò che avrebbe dovuto fare da tempo: rilanciarsi.

Verso i ballottaggi

Serve una campagna promozionale che si sviluppi su due binari: uno locale e uno nazionale. Stando a Milano, il Pdl dovrebbe abbandonare i temi giudiziari (persecuzione, toghe rosse, etc.) e ideologici (i comunisti sono un pericolo per la libertà) perché a coloro che di ciò sono convinti è dispersivo ripeterlo e a coloro che non ne sono mai stati convinti è impossibile “inculcarlo” in una dozzina di giorni. La comunicazione la si dovrebbe impostare su ciò che è stato fatto e su ciò che si vorrà fare nella prossima consiliatura.
Michele Santoro, che non è fesso, in una delle puntate della sua “Annozero” aveva messo la pulce nell’orecchio a molti milanesi insinuando che i grattacieli che si stanno costruendo potrebbero ingenerare una bolla immobiliare analoga a quella americana che tanti disastri ha causato. Badate bene: i soliti attacchi alla cementificazione del territorio, all’aria puteolente di gas e alle altre combinazioni denunciate dagli ecologisti hanno lasciato il posto ad un’offensiva sul terreno economico-finanziario. I milanesi, ça va sans dire, sono molto reattivi su quel terreno più che su altri.
La signora Moratti, e concludo, dovrebbe rassicurare snocciolando le cifre e raccontando i piani di sviluppo, immobiliari e non. Il Pdl dovrebbe enunciare dei buoni propositi (tipo letterina di Natale, come facevamo una volta, quando non eravamo intelligenti come gli adolescenti d’oggi e le maestre non avevano paura dei musulmani) e sostanziarli, a Palazzo Chigi, con provvedimenti mirati. Le genti del Nord hanno l’impressione che la crisi la stiano pagando loro. Sul binario nazionale, Berlusconi deve cancellare quella suggestione e lo può fare soltanto diffondendo nuove suggestioni. A Milano, per il ballottaggio, tutti gli antiberlusconisti – dai centri sociali ai dipietristi – che avevano votato per i loro candidati aggiungeranno i loro voti a quelli già presi da Pisapia. La battaglia della signora Moratti è disperata. Di sfuggita ricordo che la Lega è rimasta sepolta sotto il 10%. E’ un discorso da fare a parte. Invece qui ripropongo parte dell’appello del chitarrista Max Casacci dei Subsonica che ha portato molti giovani a votare per Pisapia. Leggiamo: «Ci siamo disinteressati per troppi anni alla politica, ed ecco il risultato. Un governo che ci ha reso barzellette nel mondo e opposizioni che raramente ci rappresentano. Certo ce ne sarebbe abbastanza per stare lontani altri cento anni, ma nel frattempo la crema della mediocrità rischia di impossessarsi completamente delle leve di decisioni che hanno a che fare con i nostri spazi, con quello che respiriamo, con quello che mangiamo, con quanto costa e con imposizioni tiranniche, vedi energia nucleare». E ancora: «Una parte della Milano che la giunta Moratti ha devitalizzato, oscurato, chiuso, rimosso in modo coatto, chiede attenzione e aiuto. Ed è questo il motivo per cui io e Samuel ci saremo. In piazza insieme a musicisti, operatori culturali, giovani che sono stufi di vivere in una città azienda sempre più morta, inaccessibile e fruibile solo da pochi. Cercheremo insomma di fare in entrambi i casi la cosa giusta, evitare di essere indifferenti. Ci vediamo?». Si son visti e si vedranno pure al ballottaggio.
Berlusconi dovrà promettere (e dare) parecchio a Casini e a Fini (e fors’anche a Rutelli) per cercare di rimontare. Se ci riuscisse sarebbe un altro miracolo a fronte del quale sbiadirebbe quello, pur notevole, del 14 dicembre scorso (quando riuscì a trovare in tre settimane i voti sufficienti a non essere sfiduciato).

La toga batte il prefetto

A Napoli, un solo “incidente” vale la pena di essere riportato.
Un candidato in una delle municipalità (Enzo Tarantino, lista “Liberi con Lettieri”) il 20 aprile aveva fatto gli auguri per il “compleanno” ad Adolf Hitler. «Vergognoso, ignobile. Sono sgomento. Siamo tornati all’idea delle leggi razziali»: s’inalbera il presidente della Comunità ebraica di Napoli, Pier Luigi Campagnano, arrivando alla logica conseguenza: «Invito a non votare i neonazisti candidati nelle liste. Trovo anche sbagliato candidare inquisiti, ma qui sta alla scelta dei partiti, verso i quali ribadisco la totale imparzialità della comunità ebraica. Detto questo, a mio avviso si dovrebbe avere il buon senso di non candidare persone in attesa di giudizio».
C’è anche stato l’episodio della ricandidatura nella municipalità San Lorenzo-Vicaria di Nunzia Stolder, notoriamente imparentata con camorristi e altrettanto notoriamente estranea a loro. S’è fatta un po’ di ammuina su “Lady Camorra” e qualche napoletano ha abboccato. Altri episodi non vale nemmeno la pena citarli. Su tutti irrompe il magistrato De Magistris che fa piazza pulita a sinistra diventando l’unico concorrente del candidato di centrodestra. Napoli ha sempre cercato il Masaniello che vendicasse soprusi e prepotenze. Ogni volta la città è rimasta delusa, ma non si scoraggia. Forse questa è la volta buona, si dicono questi cittadini di una capitale distrutta dall’impresa garibaldina. Assodato che il Pd e compagnucci vari non danno alcuna speranza che le cose possano cambiare, Napoli si è divisa com’è suo costume tra chi crede nella taumaturgica giustizia di piazza e chi in un nuovo signore, giusto, pio e clemente.
Credo che al ballottaggio Gianni Lettieri prevarrà sull’indagatore di “Why not” et similia. Do per scontato che Berlusconi saprà recuperare i voti di Casini e di Mastella soprattutto.

… e il caso di DSK

A proposito del successo delle toghe in politica, riporto ciò che m’è venuto in mente osservando l’espressione della giudice della Manhattan Criminal Court, Melissa Jackson, mentre negava la libertà provvisoria al potente Dominique Strauss-Kahn, accusato di stupro e violenze varie su una cameriera.
Gli avvocati avevano offerto un milione di dollari di cauzione e la disponibilità del loro cliente a mettere il braccialetto elettronico a garanzia che non sarebbe fuggito. Niente da fare. Il direttore del Fondo monetario internazionale, l’uomo candidato dai socialisti a scalzare dall’Eliseo il presidente Sarkozy, deve restare in galera. Dalla faccia della signora Jackson traspariva la solidarietà femminile che identifica le femministe convinte. Di più. Ho visto un moto di soddisfazione per la grande occasione di mettere le manette ai polsi di uno degli uomini più influenti del pianeta. Immagino anche la gioia di milioni di americani che hanno perso la casa per colpa dei giochetti finanziari. Finalmente uno dei loro carnefici è punito. Poco importa se la cameriera s’è inventata tutto per fare un po’ di quattrini. Ciò che conta è che l’azzimato economista stia ora alla sbarra degli imputati con la barba lunga e gli abiti stazzonati.
E’ probabile che anche in Italia stia montando, in forza della crisi, un crescendo di giustizialismo. Napoli, che è la città più martoriata dalla disoccupazione e dalla criminalità organizzata, lancia un segnale forte e chiaro. Il Pd l’aveva intuito candidando un ex prefetto, ma i napoletani vogliono le maniere forti. Di uno, per esempio, che non guarda in faccia a nessuno, come Luigi De Magistris.
Secondo me questo scorcio di Terzo Millennio vedrà in tutto il mondo industrializzato la diffusione di regimi retti da giudici. I popoli delusi dalla politica e dalla religione affideranno le loro sorti nelle mani dei giudici. Spero proprio di sbagliarmi, perché summum ius, summa iniuria, e se la toga non è tenuta a freno…
Giuseppe Spezzaferro

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