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Il Beato Karol consumato dall’acqua

Forse mi sbaglio, ma ho la netta impressione che la statua di bronzo dedicata al Beato Karol e montata nel piazzale della stazione Termini a Roma sia già in via di deperimento. E’ davvero una cosa strana, ma la patina d’argento e d’altro materiale è stata aggredita dalle piogge di questi ultimi giorni. Pioggia acida? Mah!
La patina sulla statua equestre dell’imperatore Marco Aurelio ha impiegato secoli a screpolarsi. I romani dicevano che la fine della città sarebbe arrivata quando quella patina sarebbe sparita del tutto.
Possibile mai che la tecnica dello scultore di duemila anni fa fosse migliore? che l’artista odierno abbia lesinato, chessò, sulla qualità del materiale?
Mentre impazzano le polemiche su chi debba assumersi la colpa di aver concesso l’installazione di una cosa che io ho definito una granata vuota, mentre da più parti si chiede la rimozione della cosa, mentre ogni giorno capannelli di persone si formano e si disperdono davanti a quella cosa senza che si senta una sola voce a difesa o si veda un solo gesto di assenso, mentre ci si scontra sulla somiglianza o meno e se la somiglianza debba essere un criterio, mentre succede tutto ciò, la pioggia di questi giorni ha già lavato ampie porzioni.
Vorrei sbagliarmi. Mi piacerebbe, cioè, che le smagliature che ho notato ieri pomeriggio ci fossero sempre state e che fossero dunque un tocco d’artista.
Resto fermo nel parere che Giovanni Paolo II e Roma si meritassero qualcosa di meglio. Va bene che a caval donato non si guarda in bocca, ma nello specifico chiunque avrebbe regalato un proprio manufatto sapendo che l’esposizione in un luogo tanto prestigioso sarebbe stato un investimento pubblicitario notevole e gratuito.
Quanti ricconi sarebbero orgogliosi di mostrare nel loro giardino un’opera dello stesso artista in perenne mostra in una pubblica aiuola?
Non facciamo gli ipocriti. Il cartello davanti alla granata vuota vale oro. Se mezza pagina di pubblicità sul Corsera costa cinquantamila euro, pensate quanto possa valere quella promotion a Termini.
Mi sono sbagliato? La pioggia non ha portato via alcunché e quel bronzo è uscito così dalle mani dell’artista? Chiedo scusa. Però sarei felice se liberassero quell’aiuola.
Le cose che si sentono dire sulla eccessiva fretta che ha rovinato il lavoro dello scultore, sulla pratica disinvolta tramite la quale il lavoro è stato installato, sulla strada tortuosa seguita per evitare il controllo della Chiesa e del Campidoglio… le cose che si sentono dire, insomma, fanno parte della polemica. Un fatto sicuro è che quella cosa è brutta e che nessun commento la potrebbe far diventare bella. Probabilmente quell’artista ha fatto e continuerà a fare cose egregie, ma stavolta ha toppato. Errare humanum est…
Giuseppe Spezzaferro

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