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Pdl sull’orlo di una crisi di nervi

Ballottaggi Milano-Napoli
Pdl sull’orlo di una crisi di nervi

Siamo ad una svolta. Ci siamo arrivati per forza di cose. Una serie di accadimenti si sono concentrati nella stessa porzione di spazio e tempo. La crisi economico-finanziaria esportata in tutto il mondo dagli Stati Uniti, i rivolgimenti in Nordafrica che hanno messo allo scoperto una volta ancora i deboli nervi europei e, a casa nostra, la quasi ventennale permanenza della stesso protagonista sul palcoscenico del teatrino della politica. C’è anche dell’altro, ma mi fermo qui.
I contraccolpi della bolla speculativa scoppiata negli States hanno indebolito le economie e i governi di mezzo mondo. In Europa, alcuni Paesi (Irlanda, Grecia, Portogallo) stanno sul bordo del baratro, altri (Gran Bretagna) sono un po’ più lontani ed altri ancora (Germania) hanno saltato il precipizio e stanno già dall’altra parte. Gli strumenti messi in campo sono stati all’incirca gli stessi: banche nazionalizzate, licenziamenti di impiegati statali, aumenti di tasse universitarie, ridimensionamenti di fabbriche e aziende private. Di conseguenza, alle prime elezioni le popolazioni si sono “vendicate”. Perfino in Germania, dove la ripresa è già partita, il cancelliere Angela Merkel ha registrato una pesante sconfitta elettorale.

In Italia, le cose sono andate diversamente perché stavamo già vivendo una crisi da scarsa crescita. Potrei semplificarla così: più buio della mezzanotte non può arrivare. In un Sud dove la disoccupazione è a livelli da terzo mondo, la crisi è stata poco avvertita. Nel Nord, invece, dove oggi gli italiani contendono agli immigrati quegli stessi posti di lavoro che fino a ieri rifiutavano, la crisi si è sentita, eccome. Il governo perde voti nelle zone ricche impoverite e ne acquista in quelle povere per… vocazione.
Questo è per sommi capi lo stato delle cose. Ma la domanda che si fanno tutti (anche all’estero) è: Berlusconi sopravviverà oppure sparirà di scena?
Il quadro politico è semplice: il centrodestra esiste perché Berlusconi l’ha messo insieme, l’alleanza con la Lega resiste perché c’è l’accordo Berlusconi-Bossi, il centrosinistra non esiste perché non ha un leader (ci sono troppi cacicchi in guerra tra loro), il Pd è arrivato al capolinea, le forze di sinistra più… ecologiche sono ancora esigue, terze forze o nuovi movimenti appartengono al mondo della fantasia e/o della speranza.

Attacchi concentrici

La risistemazione del quadro politico sarebbe più facile senza Berlusconi. Soprattutto sarebbe una mano santa per i suoi avversari. Non è difficile ipotizzare che, se il Cavaliere riuscirà a restare in sella fino alla scadenza naturale della legislatura, continuerà a cavalcare anche i cinque anni seguenti. La ripresa mondiale è partita, noi l’agganciamo più lentamente per una serie di ovvi motivi ma in due anni l’agganciamo e perciò a ridosso delle politiche il governo potrà distribuire abbastanza euro da riguadagnarsi i voti persi oggi. E’ più che comprensibile, dunque, la determinazione dei nemici (veri) e degli amici (falsi) a far cadere Berlusconi prima della ripresa economica.
Non rifaccio la cronaca da quando, insieme con feste di compleanno di minorenni e frotte di escort a pagamento, la fronda di Fini si è aggiunta al martellamento quotidiano di tv e carta stampata da parte di comici e giornalisti embedded in campo avverso.
Dico solo che Ruby, Gheddafi e scemotti vari in un certo momento hanno dato la concreta impressione che la fine fosse arrivata. L’immagine del tycoon è compromessa al punto giusto; basterebbe una piccola spinta. Milano e Napoli possono essere la classica goccia.

Pdl sull’orlo di una crisi di nervi

Da tutte le parti (radio, giornali, tv, web) arrivano messaggi di personaggi del Pdl relativi alla necessità di rifondare il partito. Non serve qui che riporti il botta e risposta Frattini-Gasparri e analoghi. E’ certo che l’organizzazione del partito va rivista. Ciò che certo non è riposa nel seno del tycoon.
C’è poco da ragionarci su: o Berlusconi-Luigi XV se ne frega di cosa avverrà dopo di lui (“Dopo di me, il diluvio”) oppure Berlusconi-Murat vuole preparare l’avvicendamento (“Sono il primo antenato dei miei discendenti”). Il quadro cambia totalmente se dalla prima ipotesi si passa alla seconda. Questo sarà presto appurato. Se Berlusconi collaborerà concretamente alla rifondazione del Pdl, avrà vinto il maresciallo napoleonico, in caso contrario il re francese.
E’ ovvio che all’interno del Pdl ci sia chi con la scusa di organizzare il partito (congressi, direttori, segreterie multiple etc.) intende indebolire il capo assoluto. E’ altrettanto ovvio che Berlusconi non è un tacchino in placida attesa di finire in pentola. La debolezza del fronte avversario – è una considerazione che ripeto oramai da anni – indebolisce anche la maggioranza di governo, la quale, non sentendosi seriamente minacciata, si abbandona a giochi e giochetti non tutti encomiabili. Ripeto: il Pdl deve trasformarsi, pena la perdita del primo posto, ma lo può fare al meglio soltanto con la collaborazione di Berlusconi.

Un momento-spartiacque

Se il Pdl e il Pd finiranno nell’archivio della cronaca politica per lasciare posto ad altre aggregazioni non sarà la fine del mondo. Forse il cosiddetto bipolarismo sarà “curato” con dosi massicce di proporzionale o forse chissà, ma Berlusconi è il dato più grosso nel calcolo complessivo. Secondo me, la sconfitta a Milano e Napoli può essere una dose di veleno insufficiente ad uccidere il tycoon ma più che considerevole per spingerlo sulla strada della rifondazione.
Giuseppe Spezzaferro

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