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Nelle stazioni non ci sono più pederasti

Mi capitò in un cinema. Fu al “Diana” a Salerno. Stavo con un paio di amici. Eravamo appena usciti dalle medie. Non ricordo il film ma non ho bisogno di sforzarmi per farmi tornare alla memoria la sensazione di caldo che all’improvviso sentii sulla parte interna della coscia. Erano dita molli che mi vellicavano. Mi girai di scatto e vidi uno strano sorriso. Non sapevo cosa fare, ma quella mano mi aveva provocato un’erezione e in pochi secondi eccolo lì che me ne venivo nelle mutande. Il tizio si alzò e se ne andò lasciando una scia di profumo rancida e irritante. Era basso, cicciotello e camminava dondolando.
Usciti dal cinema lo raccontai agli altri. Mi presero in giro per tutto il lungomare e oltre. Avevo permesso a un ricchione di mettermi le mani addosso invece di prenderlo a calci nel culo. Presi l’impegno con loro e con me stesso che non ci sarebbe stata una prossima volta.

Pasolini a Termini
A Salerno i ricchioni s’aggiravano intorno ai cessi del lungomare, alla stazione ferroviaria e nei cinema. Molti anni dopo scoprii che il percorso di caccia dei pederasti è uguale dappertutto. A Roma, alla stazione Termini, ebbi un breve scontro con Pier Paolo Pasolini che era lì a caccia di ragazzi. Ero in compagnia di un altro “rivoluzionario”, anche lui di Salerno e che poi ha fatto famiglia a Milano. Nei cinema di proiettava “Medea”, un film scritto e diretto da Pasolini, ed io lasciandomi abbordare dal pederasta cominciai a parlare con l’autore. La sua Medea non mi aveva convinto. Aveva usato Euripide per rappresentare una storia moderna, letta come uno scontro di civiltà: il vecchio mondo con l’anima contro un nuovo mondo capitalista e, perciò, senz’anima.
Lui cominciò a rispondermi, poi capì che con me perdeva tempo e mi piantò per andare incontro ad una marchetta che evidentemente già conosceva.
Sui giornali si leggevano spesso fatti di cronaca con il pederasta sorpreso in un cesso “in atteggiamenti scomposti”, come si scriveva per alludere, per esempio, a un rapporto orale. Non so quando, ma i fattacci di pederasti, i balletti verdi, i ricoveri in ospedale di gente con il culo sanguinante… insomma quel tipo di narrazione ha fatto posto ad una rappresentazione elegante, intellettuale, colta del cosiddetto terzo sesso. Hanno smesso di frequentare i cessi delle stazioni?
Se qualche resipiscenza di vecchia morale fa capolino, si volge contro le puttane di strada e di casino. Mai contro viados e puttani vari che battono in aree fino a qualche anno fa dominate dalle mignotte. Se si parla di “una di quelle”, lo si fa per raccontare la storia di una povera ragazza costretta a fare la vita, stuprata da parenti e amici, ingannata e via lacrimando. Sì, ce ne sono alcune. Anni fa feci un’inchiesta tra le giostrine e le trovai tutte soddisfatte e con precisi progetti per il futuro. E’ che oggi la morale corrente dice che se una donna si vende è perché costretta oppure plagiata da una way of life imposta da una certa tv etcetera.
Sulle giostrine e colleghe ci tornerò su (metaforicamente, intendo) in altra occasione. Qui voglio dire qualcosa sul terzo sesso.

Non c’è la lobby omosessuale
E’ una sciocchezza dire che gli omosessuali formano una lobby. Essi sono organizzati in associazioni locali e internazionali. Tutto qui. Hanno, inoltre, un alto tasso di solidarietà reciproca. Si mobilitano con estrema facilità. Sono costantemente pronti a fulminare chiunque s’azzardi a fare distinzioni tra ciò che è normale e ciò che normale non è. A fronte, però, dell’associazionismo gay, non c’è una analoga organizzazione degli altri. Essendo pochi (non conosco le percentuali degli omosessuali in rapporto alle popolazioni di riferimento, ma senz’altro sono minoranze) hanno estrema necessità di stringersi a coorte.
Negli altri, nonostante decenni di rivoluzione culturale, provocano tuttora un naturale rigetto, sia pure variamente articolato. Ad alcuni fanno schifo, ad altri scatenano compassione, molti ne ridono come scherzi della natura, qualcuno si sforza di ignorarli… non sono tanti quelli che si sono convinti ad accettarli.
E’ parecchio che non vado al circo, ma quand’ero bambino ho riso, come tutti, soltanto a vederli i nani che trotterellavano in pista con le loro gambe storte, le teste grosse e la braccia che a malapena riuscivano a togliere e mettere buffi cappellini colorati.
Mezzo secolo fa non era cristiano prendere in giro un gobbo e nemmeno ridere se uno zoppo perdeva l’equilibrio e cadeva scendendo dal marciapiede, ma anche al prete scappava da ridere e si metteva la mano sulla bocca perché gli altri non se ne accorgessero.
In mezzo secolo, abbiamo affinato le nostre sensibilità e accresciuto il tasso di rispetto per gli esseri umani.
E’ ancora poco, intendiamoci. Quando in tv capita di guardare vecchi film dove fa ridere il balbuziente continuamente sfottuto dagli altri e dove l’omosessuale è ancora chiamato frocio, ricchione, culattone, finocchio… ebbene sarei curioso di sapere quanta gente nel chiuso della propria casa non scoppi in una risata liberatoria. Eh sì, proprio liberatoria. Perché qua è diventata una schiavitù. Una volta si diceva “peggio che parlar male di Garibaldi”. Oggi che dire?
Gli omosessuali sfilano per dimostrare che sono orgogliosi di essere tali. In televisione sono padroni di casa affabili, intelligenti e colti. I travestiti (qui uso un termine grossolano per comprendere transgender etc.) fanno gli opinionisti e mettono i voti a questo e a quella.
Ma è davvero tutt’oro? Davvero provano orgoglio ad essere come sono?

I guasti della chimica
Alla nascita, per una serie di intrecci chimici noti ai genetisti, siamo o maschi o femmine. Crescendo, se lo sviluppo è normale, si confermano i sessi. Se qualcosa va storto, c’è la “variante” del maschio in femmina e della femmina nel maschio. Su questo punto, gli omosessuali possono strillare quanto vogliono. Possono dire che questa deviazione è naturale, visto che capita anche ai leoni e alle giraffe. Possono dire che la normalità è un’invenzione culturale e quant’altro. Sta di fatto che ci sono degli incastri che non vanno al loro posto e che ne risentono il corpo e la mente.
In una persona si sviluppano, così, brutte malattie. Chi ne è affetto, impara fin troppo presto le cause che lo hanno reso “diversamente abile”. E sono cause chimiche.
La domanda qui sorge spontanea. Perché classifichiamo le malattie che portano ad una qualsiasi disabilità e le studiamo per poterle prevenire, curare o, come minimo, affievolirne i danni? Perché la ricerca scientifica, pubblica e privata, si concentra sulle malformazioni genetiche ed è vietato dire che l’omosessualità sia una malformazione?
Quando un omosessuale ti dice che a lui piace fare sesso gay, che gli puoi replicare? E quando ti racconta che fa l’amore sia con maschi che con femmine? Non gli puoi nemmeno dire che può fare quello che gli pare, basti che non lo sbandieri orgoglioso. S’arrabbia, mette il megafono alla sua reazione e in men che non si dica ti ritrovi sommerso dalla protesta gay.

I medici non parlano
Qualche anno fa, cominciai un’inchiesta fra gli specialisti nel tentativo di arrivare a una chiarificazione scientifica. In televisione erano arrivati uno appresso all’altro alcuni sceneggiati (sit-com, soap, fiction, serial tv…) che narravano drammi di omosessuali in famiglia, mostravano effusioni gay e concludevano in un abbraccio finale fatto di comprensione e di rispetto. Messaggio: tu padre non vergognarti se tuo figlio è gay, perché non c’è niente di strano nell’essere omosessuali.
Sapevo vagamente che c’è un periodo dell’infanzia durante il quale si determina l’identità sessuale e che un elemento esterno (fisico o psicologico) potrebbe causare deviazioni. Gli specialisti che interpellai rifiutarono di rispondere (ripeto: non c’è una lobby gay, ma c’è fra loro tanta solidarietà militante) perché non volevano essere trascinati in una rissa e l’unico medico che si lasciò intervistare usò condizionali a tutta forza. Alla domanda “Che effetto fa ad una bambina o ad un bambino vedere in tv due persone dello stesso sesso che si baciano?”. “Potrebbe – fu la risposta – influenzare, comunque dipende dall’età e…”. L’intervista non scatenò reazioni di rilievo (anche perché nessuno la schiaffò su Youtube) e, ripeto, non avendo trovato un altro specialista disponibile la cosa finì lì.

Il caso del sindaco di Sulmona
Ci sto tornando su per via del caso di Fabio Federico, un medico oggi sindaco pidiellino di Sulmona, crocifisso dalla solidarietà gay perché nel 2006 su una tv locale aveva detto, come medico, che l’omosessualità è una malattia. Il casino è scoppiato in questi giorni perché un frammento di quell’intervista è stato infilato su Youtube.
Cosa diceva il dottor Federico? Una cosa così: “Se hai degli ormoni maschili e un genoma maschile, fai il maschietto. Il contrario è fuori natura, ci sono delle possibilità di composizione intermedie di questi assetti. Ci sono delle aberrazioni genetiche che determinano il fatto che non si sia né perfettamente uomo e né perfettamente donna”.
E quelli che fanno l’amore gay per scelta? “Niente a che dire sul gusto. Ogni omosessuale può vivere la sua vita sessuale come meglio crede. Se gli piace, gli piace. Non posso certo giudicarlo”.
E’ tanto scandaloso? Dobbiamo per forza dire che l’omosessualità è normale?
Dopo cinque anni da quell’intervista, il dottor Federico ha spiegato ai cronisti che l’intervistavano: “Da una parte ci sono delle questioni psicologiche, interne o esterne alla famiglia, che determinano le scelte sessuali dei ragazzi e delle ragazze. Ma ci sono, invece, dei casi di aberrazioni nella produzione ormonale. Ci sono dei ragazzi che hanno un aspetto femminile, e hanno la ginecomastia. In alcuni casi, c’è una iperproduzione di estrogeni. Quelle sono malattie, da curare”.
Domanda cattiva: E se tornasse a casa e sua figlia le dicesse di essere lesbica?
Risposta del sindaco-medico: “Cercherei di capire se ha problemi di carattere ormonale. Voglio capire se la scelta dipenda da una problematica di tipo fisico o medico. Se sei femmina e la natura ti ha fatto femmina, e invece ti piacciono le femmine, avrò il diritto di sapere cosa c’è che non va?”.
Una coppia gay può adottare un bambino? “Sono – ha risposto Federico – per madre natura. Le adozioni devono avvenire da parte di un padre maschio e una madre femmina. Ci strappiamo i vestiti per difendere la natura, dicendo, ad esempio, no al nucleare, e poi madre natura diventa un optional quando si parla di omosessualità e adozioni”.

Dagli all’untore
Delle reazioni da parte di singoli gay e comunità gay, riporto quelle che più mi hanno fatto riflettere. E ho concluso che sarebbe ora di piantarla con il terrorismo culturale che tracima dappertutto. Giudicate voi.
Il presidente di GayLib, Enrico Oliari, ha dichiarato: “Non si tratta di tutelare la libertà di opinione ma di difendere la più grande minoranza del Paese dalla mole di ignoranza che il primo cittadino di Sulmona, addirittura medico, ha pensato bene di riversare sul web attraverso le sue dichiarazioni. Per fortuna che la Giornata internazionale contro l’omofobia, che esiste ormai da sei anni, si celebra il 17 maggio proprio perché in quel giorno, all’inizio degli anni ’90, l’Organizzazione mondiale della sanità cancellò l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali”.
Ignazio Marino, senatore del Pd, ha precisato che l’Oms definì l’omosessualità una “variante naturale della sessualità”. Marino è stato un ricercatore ma fa politica da anni e perciò l’ovvio è il suo pane quotidiano. E’ naturale che la “variante” sia naturale. Che volete che sia? marziana? Gli elementi chimici malcombinati sono naturali, tant’è, ripeto, che pure un gorilla può essere omosessuale. Se la “variante” determina una disabilità psico-fisica è una malattia. Se fa capovolgere sessualmente una persona resta una “variante”.
Per Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, “il sindaco Federico deve dimettersi perché non può insultare lesbiche, gay e trans che sono cittadine e cittadini come tutti gli altri”.
Sergio Rovasio, segretario dell’associazione “Certi Diritti” e Matteo Mecacci, rappresentante radicale all’Onu, hanno commentato soddisfatti la risoluzione di condanna delle discriminazioni a causa dell’orientamento sessuale fatta dalla Commissione Onu per i diritti umani.

Non sono affetto da omofobia
La risoluzione Onu servirà a condannare per omofobia chi ancora si ostinerà a negare ad una coppia gay l’adozione di un bambino. E amen.
Probabilmente anche queste mie annotazioni saranno da qualcuno giudicate omofobe. Il principio delle etichettature è sempre lo stesso: sei antifascista? no? allora sei fascista!
Sono affetto da agorafobia così come sono malato di omofobia. Allo stesso modo.
Post scriptum. Il sindaco Federico ha negato tutto. “Sono fesserie di internet – ha proclamato – tratte da una mia intervista che durava un quarto d’ora e che invece è stata ridotta a soli 30 secondi. In quell’intervista dico esattamente il contrario di quanto è stato trasmesso sul web”.
No comment.
Giuseppe Spezzaferro

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