Ci sono certi pregiudizi duri a sfatare perché la loro veridicità appare lampante. Prendiamo la diceria sui saggi di Costantinopoli che discettavano sul sesso degli angeli mentre Maometto II dava l’assalto alle mura. Hai voglia a smentirla raccontando della fiera resistenza opposta al Conquistatore. Guardando alle vicende di tutti i giorni quanti dotti – oggi si chiamano opinion makers – incrociamo sui media mentre si affannano in questioni che, per quanto importanti, sono meno urgenti di altre e più gravi faccende?
I dibattiti sull’eutanasia e sulle coppie omosessuali, sul velo islamico e sul tifo negli stadi, sui sistemi elettorali e sul voto dei senatori a vita e via via dibattendo non dovrebbero occupare più spazio rispetto, per esempio, al problema della casa.
La delusione, l’insofferenza e finanche la ribellione che si diffondono fra la gente (“società civile” per chi ha paura delle parole) sono il risultato di anni di “dibattiti” sterili e di asili nido che mancano. C’è dunque una distanza crescente fra la gente (“corpo elettorale”, quando serve) e chi aspira a governarla. Ma questa è cosa nota e la ripetiamo più che altro per ricordarlo a noi stessi. Meno ovvia è però un’altra valutazione. Quei “dibattiti” sono fasulli alla base.
I dotti contemporanei non si scontrano sulla strada della verità, bensì al mercato delle vacche. Quand’è che il mercato funziona? Quando compratore e venditore sono ambo convinti di aver fatto un affare. Quand’è che lo scontro sull’eutanasia finirà? Quando si raggiungerà un compromesso soddisfacente. Poi ciascuno spiegherà ai propri sostenitori che ha vinto.


