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Veltroni a memoria

Fiera di Milano, 27 ottobre 2007, Assemblea costituente del Partito democratico. Romano Prodi e Walter Veltroni si giurano reciproca fedeltà. La soddisfazione della platea la esprime Rosy Bindi: è smentito chi confidava in una rotta di collisione governo-Pd. L’unico a richiamare alla prudenza è Michele Salvati, che sottolinea come la crisi possa precipitare e di conseguenza il Pd debba accelerare per essere preparato alle elezioni anticipate. Il succo della giornata sta nella promessa di Prodi di resistere fino alla scadenza naturale, per poi ritirarsi dalla politica, e nell’impegno di Veltroni ad appoggiarlo.

L’atmosfera era quella gioiosa e buonista dei matrimoni dove tutti si affannano a dirsi ma-quanto-stai-bene e tu-non-invecchi-mai. Prodi ha letto, spesso incespicando, l’intervento, mentre Veltroni l’ha declamato a memoria. E’ stata, la sua, una bella prova d’artista ma ha commesso un grave errore quando ha ripetuto a memoria il testo di una lettera ricevuta da un giovane imprenditore. Il forte impatto della scelta – come aveva già fatto al Lingotto – di dare voce ad uno sconosciuto, è stato azzerato dall’esibizione mnemonica. Se l’avesse tirata fuori dalla tasca e l’avesse letta, la platea non avrebbe mai avuta la prova certa che l’intervento se l’era imparato a memoria.

E’ stato, comunque, l’unico errore. I 70 minuti del discorso sono passati senza un attimo di noia. Ma senza nemmeno dare soddisfazione agli ottimisti (e internettuale.net era fra quelli) che speravano in qualche chiara presa di posizione.

Sulla riforma della legge elettorale ha detto che gli piace assai il modello francese ma che non sta a lui la scelta.

Sul tesseramento ha detto che saranno gli organi del Pd a decidere se fare o meno le tessere.
Sulla riforma istituzionale ha invitato a fare una sola Camera legislativa, a ridurre della metà i parlamentari, a dare più poteri al premier e a velocizzare l’approvazione delle leggi proposte da chi governa (ma si tratta di correttivi che non dipendono da lui).

Anche l’altra pseudo-scelta (una riforma del regolamento parlamentare che stabilisca che non sarà più possibile formare dei gruppi che non abbiano la stessa sigla con cui si sono presentati alle elezioni) l’ha scaricata su altri, dato che lui in Parlamento non ci sta.

L’elencazione di queste non-prese di posizione è sufficiente a confermare che Veltroni si sta facendo ancora degli amici e non vuole scontentare nessuno.

I richiami all’Italia ed all’orgoglio di essere Italiani più che alla platea erano rivolti al popolo-elettore. Così come il lamento sulla mancanza di sicurezza (la vecchina scippata e la giovane stuprata) nonché la sirena suonata per la grandezza e l’importanza di Milano (con relativo richiamo resistenziale) sono state efficaci reti acchiappaconsensi al pari della Pedemontana che-finalmente-si-farà (al Nord tra Forza Italia e Lega resta poco spazio per il Pd).

L’invito a smetterla con l’odio per l’avversario è stato nel più bello stile buonista, ma è parso più un richiamo interno che un appello all’esterno.

Una bolla di sapone, dunque? Nient’affatto. L’Italia sa perfettamente che è ora di gettare nel cassonetto partiti e politicanti che di tutto si occupano tranne che di dare risposte concrete ai problemi. E Veltroni promette il nuovo e dà una speranza. Chi sta per affogare s’attacca anche ad un fuscello. Purtroppo la transizione dell’Italia durerà ancora parecchio prima di approdare ad una vera Terza Repubblica.

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