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La Merril Lynch silura il Ceo

La terza grande banca d’investimento Usa, Merrill Lynch, chiude in rosso per 2,3 miliardi di dollari i tre mesi da luglio a settembre, e perciò silura il Chief executive officer (Ceo), Stan O’Neal. Il profondo rosso è stato scavato da una maxisvalutazione di oltre 8 miliardi di dollari delle attività legate ai subprime e O’Neal sconta la sottovalutazione della crisi dei mutui Usa. Gli esperti calcolano che la Merrill Lynch dovrà fronteggiare due anni terribili, per le richieste di risarcimento dei clienti a cui ha venduto obbligazioni e derivati supersvalutati.

A Wall Street la regola è: chi fa perdere soldi all’azienda perde il posto. In Italia, invece, un manager cambia soltanto di posto e va a fare danni da un’altra parte. Eppure Stan O’Neal s’era guadagnato una bella fetta di riconoscenza quando, diventato Ceo nel 2002, per salvare la Merrill Lynch in cattive acque, licenziò molti top manager e tagliò 24 mila posti. Ma non è stata soltanto la cura da cavallo a consentirgli di rivalutare in 5 anni il titolo di oltre il 100%. Coperto dalle ristrutturazioni Stan O’Neal ha rastrellato quattrini con operazioni fortemente a rischio (mutui, cartolarizzazioni e derivati) riscuotendo successi che oggi si sono rivelati effimeri. Qualcuno dice che la Merril Lynch l’ha voluto punire soprattutto perché lo spregiudicato Ceo aveva avviato, senza informare il board, una trattativa di fusione con Wachovia, la quinta banca Usa. E’ andata male. Probabilmente se fosse riuscito a condurla in porta, si sarebbe salvato in extremis. Gli 11 membri del board (9 dei quali ce li aveva fatti entrare lui) stanno trattando la buonuscita (tra i 150 e i 200 milioni di dollari). Esce di scena il 56enne O’Neal, l’unico afroamericano arrivato al top di una grande major di Wall Street.

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