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Alemanno fa la guardia al bidone

Il bidone piazzato a Roma davanti alla stazione Termini non piace a nessuno. Dicono che sia dedicato a Giovanni Paolo II e che sia un’opera d’arte. C’è sempre un capannello di persone le quali guardano incuriosite e commentano. Non mi è ancora capitato di sentire qualcuno, anche straniero, fare un qualche commento non dico entusiasta ma almeno benevolo.
Al vasto movimento d’opinione, che chiedeva al sindaco Alemanno di smontare quell’accrocco, incredibilmente il primo cittadino ha risposto di aver chiesto all’artista di migliorare l’opera. E, oh meraviglia!, l’artista ha accettato di fare le modifiche migliorative. Azzardo un parallelismo, ma con le debite proporzioni: a Michelangelo capitò, per il naso del Davide giudicato troppo grosso dal “primo cittadino” di Firenze, di dover chinare la testa; ma lui fece finta di accontentare il potente mimando i colpi di scalpello e facendo, invece, scorrere tra le dita polvere di marmo preventivamente raccattata.
Si comporterà l’autore del bidone nella medesima maniera? Perché dovrebbe? A lui serve che la cosa stia lì: è tutta pubblicità gratuita.

La scelta del sindaco

La motivazione principale che ha spinto Gianni Alemanno a fare la guardia al bidone è che esso, il bidone, sarebbe già diventato oggetto di culto.
L’altra mattina mi ci sono soffermato un po’ (lo faccio spesso per sentire cosa dicono le persone) ed un anziano tedesco stava spiegando al figlio (forse era il nipote, non ho capito bene) come anche quello fosse un segno della decadenza italiana.
A pochi passi sulla destra c’è, infatti, il magnifico Palazzo Massimo, una delle sedi del Museo Nazionale Romano. Una gigantografia (è l’immagine che riproduco in apertura) propone ai passanti il “Pugilatore in riposo”, una statua di bronzo di circa duemilacinquecento anni fa. Il teutonico indicando al ragazzo quell’immagine ha detto: “Gli italiani una volta facevano quelle meraviglie, oggi fanno cose come questa” ed ha indicato il bidone.
Vabbè, ha detto una cosa inesatta. Il “Pugilatore” è una scultura greca e non italiana, ma la foto srotolata lungo un lato del palazzo invita tutti al paragone; c’è poco da fare.
Disse una volta Benito Mussolini: «La Patria si serve anche facendo la guardia ad un bidone di benzina» ed è noto che Gianni Alemanno in gioventù, prima di diventare un maturo e responsabile politicante, sia stato un fervente mussoliniano. La lezione gli è rimasta impressa, ma con una variante e cioè: «Il posto in Campidoglio si conserva anche facendo la guardia ad un bidone d’artista».

La qualità dell’opra

Avevo già scritto qualche appunto sulla statua installata davanti Termini (v. http://bit.ly/iX50kh http://bit.ly/kKuxZi) e m’ero soffermato sulla qualità dell’opra (mi piace senza la “e” modernizzante). M’ero chiesto se per caso non fosse fatta di scarso materiale visto che alle prime piogge aveva già preso l’aspetto di un bronzo antico malcurato. Anche il Marco Aurelio a cavallo aveva perso gran parte della patina ma c’erano voluti secoli di esposizione alle intemperie. Alla cosa definita “omaggio a Papa Wojtyla” è bastata qualche goccia per diventare vecchia e abbandonata.
La “commissione tecnica” – sì, addirittura una commissione tecnica pagata dal Campidoglio – ha deciso che l’artista deve rifare la testa (che assomiglia a chiunque tranne che al Beato Karol), deve rimettere la patina, deve aggiustare il mantello… insomma deve rendere più presentabile il bidone.
L’autore s’è giustificato dicendo che per la fretta la fusione del bronzo non è andata per il verso giusto, che le saldature… eccetera ecceterone.
Conclusione: la statua non sarà rimossa. Tutt’al più sarà spostata più indietro. Così i prossimi curiosi non potranno fare il paragone con il magnifico bronzo del “Pugilatore in riposo”.
Giuseppe Spezzaferro

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