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La guerriglia a Roma e l’infame Pannella

I fatti non mentono. A Roma, c’è un corteo di “indignati”. Dovrebbe essere uno dei tanti organizzati nel mondo contro il capitalismo finanziario che uccide i diritti umani. A Londra come a New York e come a Francoforte i manifestanti assediano le centrali finanziarie (Wall Street, City, Bce..). A Roma la manifestazione è diretta contro il governo Berlusconi più che contro le banche, tant’è che pure il governatore di Bankitalia, Mario Draghi (con le valigie pronte per trasferirsi alla presidenza della Banca centrale europea), dice che quei giovani in piazza hanno ragione.
Ci sono circa duecento “arrabbiati” che vanno alla manifestazione per fare casino. Hanno caschi, maschere antigas e zainetti pieni di bombe-carta e petardi. Per comodità giornalistica sono definiti black bloc. In realtà sono guerriglieri urbani pronti a combattere contro un treno ad alta velocità o contro un inceneritore oppure in difesa della balena. Non sono classificabili secondo i soliti criteri della politica. La loro “definizione” cambia secondo la convenienza di un giornale, di un partito, di un governo.
A Roma, sabato 15 ottobre 2011, gli “arrabbiati” hanno incendiato cassonetti, automobili e uffici, spaccato vetrine, rubato computer e bottiglie di vino, tirato sampietrini contro gli uomini in divisa inviati a tutelare l’ordine pubblico. Non è stata una vera guerriglia urbana. Lacrimogeni e bombe-carta hanno appestato l’aria soprattutto a Piazza San Giovanni. Episodi di violenza anche in via Emanuele Filiberto, in via Merulana, in via Appia…, ma in buona sostanza la città nemmeno se n’è accorta.
Due le letture sul comportamento delle forze dell’ordine. Una le bolla come insufficienti, incapaci, impreparate considerato che i “guerriglieri” hanno fatto il loro comodo e in certi momenti le hanno anche fatte arretrare.

Manganelli a riposo

L’altra lettura è un sostanziale elogio ad una tattica di contenimento impiegata con molta attenzione in modo da evitare che ci scappasse il morto.
Dal corteo pacifico impossibilitato ad accedere alla piazza si sono anche levate voci contro i poliziotti perché, invece di cacciare a pedate quei disturbatori, li lasciava fare le peggio cose senza intervenire.
Fa parte del gioco. Se la polizia mena è fascista, se non lo fa è, come minimo, impotente. C’è stato un periodo definito sbrigativamente quanto efficacemente “strategia della tensione” nel quale sulle forze dell’ordine è fiorita una vasta letteratura.
Un dato è certo e non è emerso soltanto al G8 di Genova del 2001: poliziotti e carabinieri sono scarsi nelle tattiche antisommossa. Ed è pure giusto. Non siamo in un paese a dittatura militare o comunista. Lì le polizie stroncano le proteste con tutti i mezzi a disposizione. Lì gli idranti non sparano acqua come se fosse pioggia. I loro getti scaraventano le persone per aria. Quando la protesta si fa eccessivamente pericolosa interviene l’esercito con i carri armati. L’abbiamo visto tante volte e lo vedremo ancora per parecchio tempo.
Come abbigliamento in Italia si sono adeguati: portano tute comode e rinforzate nei punti giusti, hanno giubbotti antiproiettili, scudi facili da maneggiare eccetera, ma ho visto una cosiddetta carica di alleggerimento a San Giovanni condotta in maniera disordinata e confusa.
In Val di Susa hanno avuto bisogno del supporto degli alpini come a Napoli, Caserta e dintorni sono stati salvati dai granatieri.
Ripeto: è giusto che le forze dell’ordine non siano addestrate come nei regimi militari, dittatoriali, comunisti.
Però c’è sempre il rischio che un uomo in divisa perda la testa e spari uccidendo qualcuno. Se non sei addestrato all’uso della violenza e comunque sei armato è estremamente facile che fai più male che bene.

L’Urbe violenta, Londra pacifica

Quand’ero ragazzo, ricordo che ad una manifestazione per l’Alto Adige (ero un quindicenne difensore dei sacri confini della Patria) a Salerno arrivò il battaglione di celerini da Padova. Erano quelli, e lo provammo sui nostri corpi, abituati ad affrontare l’ira degli operai che sovente l’accoppiata Pci-Cgil scatenava contro l’egemonia democristiana. Si raccontava che a Genova i portuali (i camalli) avessero caricavato la polizia armati dei ganci che usavano per scaricare le navi (di container allora se ne vedevano pochi) e che i celerini ne avessero mandato un fottio all’ospedale.
Non sto dalla parte della repressione, ma dalla parte della politica. Il messaggio delle migliaia di persone radunatesi a Roma sotto le bandiere dei rifondazionisti comunisti, dei pacifisti dell’arcobaleno, dei movimenti di base e associazioni varie è arrivato distorto al resto d’Italia. Anche all’estero i media hanno parlato della guerriglia a Roma, hanno diffuso le immagini del blindato della polizia incendiato, di strade chiuse da cassonetti e auto in fiamme, di lanci di lacrimogeni e sampietrini (i cubetti di porfido che pavimentano ancora molte strade e piazze romane e che le signore che contano vorrebbero sparissero del tutto perché danneggiano i tacchi a spillo delle loro costose scarpe).
Perché soltanto a Roma è esplosa la violenza e non anche a Londra o a New York? La grande informazione va giù con l’accetta. Non va a contare i guerriglieri confrontando i numeri con quello dei pacifici dimostranti. Le immagini di un blindato che brucia fanno molta più audience di un corteo che urla slogan.
Non do un giudizio, sottolineo soltanto che è così.

L’aggressione a Pannella

E’ capitato che il guru radicale Marco Pannella sia stato assalito (e non soltanto verbalmente) da chi nel corteo l’ha riconosciuto. Come mai? L’infame aveva votato il giorno prima la fiducia a Berlusconi. Vergogna!
La notizia, più falsa dei certificati Parmalat di Tanzi, era stata ampiamente diffusa fra i “compagni”.
La verità è che i radicali eletti nelle liste del Pd si sono limitati a restare in aula (in cinque, la sesta era in Africa) mentre Berlusconi parlava. Hanno così disubbidito agli ordini di Bersani-Di Pietro che prescrivevano di disertare Montecitorio fino a nuovo ordine.
La verità è che non hanno dato nessun aiuto a Berlusconi. La verità è che gli hanno votato contro. La loro disubbidienza, però, è stata punita con l’efficacissima disinformatzia che è una delle “qualità” ereditate dal Pd per metempsicosi del Pci. La disinformazione dipietrista, invece, è frutto di demagogia terra terra, ma anch’essa piuttosto efficace.
Insomma, dalle centrali (organismi e media collegati) è partita l’accusa: i radicali si sono venduti a Berlusconi e hanno salvato il governo.
La cosa per me davvero tragica è che molti dei giovani manifestanti intervistati ripetevano questa notizia falsa. Ma come? Non sono avveduti e consapevoli? Non sono persone attente all’informazione? E allora?

Impera l’ignoranza

Non credo che una persona la quale ripeta a pappagallo stronzate d’ogni genere possa essere credibile nella sua “indignazione” contro la finanza internazionale. Mi viene il dubbio che non sappia nemmeno come funziona la Borsa.
La superficialità e la leggerezza con le quali si crea la cosiddetta pubblica opinione sono il vero dramma della società contemporanea. Non c’è più nemmeno il filtro dello status sociale. Un tempo il professore di liceo coltivava convinzioni con maggiore consapevolezza del portiere di casa sua. Era una cosa brutta. Segnava la differenza di classe (come direbbe un marxista con tutto quel che segue) ma quando il professore parlava il portinaio stava zitto. Oggi un ragazzino abituato ad usare la memoria soltanto per ricordare le formazioni di calcio o le marche, pardon, le griffe, dei jeans, ha l’incontestabile diritto di sputare addosso a Pannella additandolo come venduto a Berlusconi.
Sì, ho capito, è la democrazia, ma di questo passo è proprio la democrazia che ci rimette.
Non sono mai stato un sostenitore della democrazia parlamentare e del suffragio universale. L’idea che il voto di un cretinetti qualsiasi pesi quanto il mio mi disturba tutte le volte che vado al seggio a votare. Penso agli americani, crudeli e prepotenti quanto volete, ma che impongono a chi vuole votare di andare ad iscriversi nelle liste elettorali. E se per andare a votare ci rimetti una mezza giornata di paga sono cavoli tuoi. L’americano che vota è certamente un cittadino consapevole perché è disposto a qualche sacrificio. La grande affluenza alle urne in Italia non è segno di maggiore democrazia. Né di maggiore consapevolezza politica.
Giuseppe Spezzaferro

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