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Merkel-Monti, al potere senza fantasia

Prima era Berlusconi Silvio, in arte presidente del Consiglio, che drizzava lo spread, tirava giù la borsa e disonorava l’euro. Già colpevole delle nefandezze le più diverse, il Cavaliere non poteva più pretendere di stare in sella a dispetto dei liberi (cosiddetti) mercati, dei poliziotti senza benzina per le pantere, dei pensionati costretti a rovistare nei cassonetti, dei giovani depredati del futuro, dei professori umiliati, delle donne offese, degli operai licenziati, degli industriali senza più fido in banca, delle banche senza liquidità… insomma, a dispetto di tutti. Perfino dei preti, il che è tutto dire.
Oggi la colpa è della cancelliera Angela Merkel e della Germania in genere. I commentatori più illustri si esercitano in allusioni e insinuazioni.
La Germania – dicono – non ha perso il vizio di voler imporre la propria volontà al mondo.
I tedeschi – aggiungono – guardano ai popoli meridionali, greci, spagnoli, italiani, con la solita arroganza.
Sepolta sotto le macerie della Cancelleria del Terzo Reich – concludono – l’egemonia teutonica risuscita armata e aggressiva più di prima; ma questa volta non sferragliano i cingoli dei carri armati né sibilano gli Stukas in picchiata.
Antichi motivi di rancore o addirittura di odio antitedesco si mescolano nel nazionale disordine.
In effetti, c’è qualcosa che viene dal passato più o meno recente e che, secondo me, influenza le scelte di oggi, anche se non le determina. Sono talmente tanti i fattori in gioco che sarei uno sciocco se li riducessi a quanto sto per dire.

Il terrore dell’inflazione

La foto che pubblico in apertura è di tre francobolli emessi in Germania dopo la sconfitta della prima guerra mondiale. Nel 1923, tanto per dire una cifra, un dollaro valeva 4.200.000.000.000 di marchi, in tedesco 4 Billionen 200 Milliarden. Il Billionen, per chi non lo tenesse presente, è un milione di milioni (equivalente al nostro trilione). I francobolli in mio possesso erano tra i più economici: 5 milioni, 10 milioni, 100 milioni di marchi erano piccole cifre a fronte di francobolli che nel momento dell’iperinflazione più scatenata costavano miliardi e miliardi di marchi. Ci sono foto sul web (per chi fosse interessato) nelle quali si vedono tedeschi che vanno a comprare un pezzo di pane con le carriole piene di marchi.
E’ intuitiva la conclusione: i tedeschi hanno un atavico terrore (giustificatissimo, come vedete) dell’inflazione. Hanno sempre tenuto sotto controllo il marco intervenendo al benché minimo accenno inflativo. Tengono oggi le briglie (cortissime) sull’euro con lo stesso spirito. La semplice prefigurazione di una probabilità che si verifichi un aumento dell’inflazione manda nel panico i banchieri, i politici e il popolo tedeschi. Nel momento in cui la Bce dovrebbe stampare moneta (c’è crisi di liquidità in Europa) per battere l’attacco della speculazione all’eurozona, i tedeschi si rifiutano per non ricadere nella spirale da loro già sofferta. Essi dicono che la Bce non può svolgere le stesse funzioni che ha, per esempio, la Fed (la banca statunitense) perché le regole, le leggi, gli statuti dell’Ue non lo consentono. Vanno prima rivisti gli accordi e poi, eventualmente, si potrebbero emettere gli eurobond (titoli di debito pubblico europeo) eccetera ecceterone.

La cancelliera che parla russo

Un altro elemento che incide sull’atteggiamento di Berlino riguarda Angela Merkel. La cancelliera ha vissuto, studiato e imboccato la carriera politica nella Germania dell’Est. E’, per destino anagrafico, di formazione comunista. Parla correntemente il russo, giacché era la lingua indispensabile per i comunisti doc, i quali volessero avere rapporti privilegiati con il Cremlino.
Diciamo che è rigida in parte perché è tedesca (con un ereditato basso tasso d’immaginazione), in parte perché ha un dottorato in chimica quantistica (le formule non lasciano spazio alla fantasia) e in parte perché educata sotto il regime di Pankow (i cui simboli erano martello e compasso).
La quantità di europeismo nel sangue della cancelliera è, per questi motivi, più bassa rispetto a quelle di un Konrad Adenauer o di un Helmut Kohl.
Per avere con la signora Merkel un rapporto proficuo appare evidente che funziona di più un professore senza grilli per la testa come Mario Monti piuttosto che un puttaniere accusato di mafia, corruzione, stragi, sfruttamento della prostituzione anche minorile, concussore, truffatore ed evasore fiscale. E scusatemi se mi sfuggono al momento gli altri reati dei quali è colpevole secondo alcuni magistrati e come pensa più della metà delle italiche popolazioni.

Manca l’inventiva

Monti sa usare la chiave giusta per aprire la cassaforte germanica e, per una inaspettata fortuna, ha dalla propria parte anche il marito francese di Usa. La Francia, infatti, ha cominciato ad assaggiare un po’ della stessa medicina che stiamo trangugiando in Italia.
Purtroppo la mancanza di fantasia è grande. Cosa sa fare di nuovo il professore? Aumenta l’Iva, taglia le pensioni, mette in vendita i gioielli di famiglia, impone tasse vecchie e nuove… e poi? Il Fascismo inventò l’Iri per lo sviluppo dell’Italia. Fu una grande invenzione (poi ridotta a mangiatoia dai successivi pastori democristiani) e dimostrò che l’economia mista, cioè la confluenza di capitali pubblici e di capitali privati, era la migliore risposta sia al capitalismo anglosassone (che aveva semidistrutto gli Usa con la Grande Depressione) che al capitalismo di Stato (il fallimento del comunismo sovietico). Gli americani copiarono il modello fascista per uscire dalla crisi… ma questa è un’altra storia.
Ripeto: a parte le solite “manovre” (fallite dappertutto, dall’Argentina alla Grecia) quale invenzione è in grado di partorire Monti?
Chiudo con una certezza assoluta (che mi viene dalla Geopolitica, dalla Storia e da una sufficiente esperienza della Politica): l’euro sarà la moneta alternativa al dollaro (perché di questo si tratta) e l’Europa accelererà obtorto collo il cammino verso l’unione politica.
Giuseppe Spezzaferro

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