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Gesù negro a Piazza di Spagna

Qui in Italia il 2011 si chiude con parecchie novità. Ne dico qualcuna; hai visto mai che a qualcuno possa interessare?
La crisi economico-finanziaria innescata dai titoli tossici americani ha investito l’area-euro; ecco alcuni fattori in gioco.
Vince la strategia statunitense (del tutto legittima, essendo la Potenza dominante) di far pagare agli altri i propri debiti. E’ una regola che prevedo dominerà i rapporti umani ancora per molto: il più forte sfrutta il più debole. Mettetela come vi pare, chiamate in causa il diritto internazionale o il chiesastico “siamo tutti fratelli”, ma la situazione dai tempi dei Faraoni non è mutata granché. Da Washington si domina il mondo e perciò il mondo deve pagare i tributi che ha sempre pagato al padrone di turno.
So che la Storia si studia malvolentieri; troppe date, troppi nomi, troppi fatti da mandare a memoria. Se fosse insegnata con meno pedanteria e un po’ di passione, sono certo che diventerebbero tutti appassionati delle passate vicende umane. Quattromila anni fa da Creta il re Minosse controllava tutti i traffici marittimi sicché Atene e le altre città greche dovevano pagargli il dazio. La leggenda narra anche di sette ragazzi e sette ragazze che gli Achei dovevano consegnare ogni anno per sfamare il Minotauro. Il mostro e i sacrifici umani testimoniano la pesantezza della situazione, per cui le città greche si allearono (il mito di Teseo e del filo di Arianna) e si liberarono dei padroni cretesi. E poi? Secolo dopo secolo, Atene, Sparta, Tebe… fecero guerre per l’egemonia in Grecia e per sottomettere altre città nel Mediterraneo, in Italia, in Asia e dovunque riuscissero ad arrivare. Poi Roma fece piazza pulita… insomma fino ai giorni nostri nei quali per non affogare nei debiti la Grecia paga pesanti tributi alle banche straniere.
Se a scuola la Storia fosse insegnata bene, ora sarebbe chiaro a chiunque che i giovani gettati in pasto all’uomo con la testa di toro si sono trasformati nel corso dei secoli mentre la legge è rimasta la stessa: il più debole deve pagare il tributo al più forte.

Chi sfrutta lo spread

Torno all’euro.
Dieci anni fa circa, per spiegare alla gente l’utilità di una moneta unica europea, fu particolarmente efficace una tabella diffusa dai media. Si vedeva che un milione di lire cambiato in franchi francesi, poi in fiorini olandesi, poi in marchi tedeschi, poi in pesetas spagnole, poi di nuovo in lire italiane, si riduceva a poco più di novecentomila lire. Senza comprare alcunché, dunque, il portafoglio di un italiano perdeva potere d’acquisto soltanto passando da un confine all’altro. La stessa cosa, ovviamente, succedeva a tedeschi, francesi, spagnoli etc.
I tassi di cambio indebolivano il consumatore europeo a vantaggio delle banche. Di più; su quei tassi di cambio intervenivano gli speculatori che vendendo e comprando le divise sulle piazze finanziarie (speculando sul cambio lira-sterlina, un tale Soros in una notte guadagnò miliardi) lucravano sulle differenze, strafregandosene di indebolire le economie reali dei Paesi presi di mira.
L’euro era un toccasana inventato a tavolino per frenare la speculazione e dare maggior forza all’economia reale europea.
Per dieci anni è andata bene. La crisi americana, però, ha aperto larghi squarci nel sistema bancario europeo determinando una crisi di liquidità che a sua volta ha ingrippato gli ingranaggi produttivi. Per sovrammercato, gli speculatori hanno scoperto un modo facile per fare quattrini: il differenziale sul quale scommettere e incassare non è più quello tra moneta e moneta, ma tra debito e debito. Un termine tecnico è così diventato noto anche ai digiuni di economia: spread. Non più il tasso di scambio tra la lira e il marco, ma quello tra il titolo di stato italiano e quello tedesco. Speculando sullo spread, gli speculatori stanno facendo quattrini a palate e sempre strafregandosene dei danni che fanno.
Nel mondo s’è diffusa l’opinione che l’Italia non ce la farà a pagare i debiti contratti. Questa opinione tradotta in denaro significa che lo Stato italiano per vendere i titoli deve pagare interessi più pesanti. Più alto è il rischio per l’investitore e più consistente deve essere il tasso d’interesse da riscuotere. E’ un girone infernale: lo spread sale perché sale la sfiducia dei “mercati” (così li chiamano) nei confronti dell’Italia e questa sfiducia cresce a mano a mano che cresce lo spread.
I danni nell’economia reale sono grossi, ma l’Italia ha un sistema produttivo fatto in stragrande maggioranza di aziende piccole che contano sulla qualità del prodotto più che sulla quantità. Corro alla conclusione, ed è che l’Italia non può fallire; lo sanno gli gnomi di Basilea come i pescecani di Wall Street, ma l’Italia può essere munta come una doviziosa vacca; ed è questo che stanno facendo. Chi paga? Ovviamente i più deboli: la legge è sempre la stessa.
C’è anche chi immagina il ritorno alla lira e sciocchezze del genere. Non vale manco la pena parlarne.

Il presidenzialismo di straforo

Un’altra grande novità è stata l’irruzione del presidenzialismo nel sistema politico-istituzionale nazionale. E’ un presidenzialismo di fatto. Non c’è stata alcuna riforma in tal senso, ma è stato, tutto sommato, un bene.
Il parlamentarismo di casa nostra sono decenni che fa acqua da tutte le parti. Il bicameralismo perfetto (Camera e Senato uguali, che fanno lo stesso lavoro) e la centralità del Parlamento furono inventati per la nascente Repubblica italiana con l’obiettivo di impedire la concentrazione del potere com’era accaduto con il totalitarismo fascista. Non essendo nessuno il depositario del potere, nessuno avrebbe potuto impadronirsene. E’ un po’ più complicato di come la sto raccontando (per gli interessati consigliare di digitare sul web check and balance), ma è così che è andata. Quando avevo più o meno quattordici anni, seguivo la lezione presidenzialista molto diffusa negli ambienti missini (io militavo nell’organizzazione giovanile del Msi, la Giovane Italia), ma chi criticava il fatto che la Camera e il Senato fossero l’una il doppione dell’altro era bollato come antidemocratico e fascista. Vietato discuterne. C’è voluto al Quirinale un vecchio militante comunista perché quella lezione presidenzialista non fosse più criminalizzata.
La società va veloce, gli accadimenti si succedono con rapidità inaudita, irrompono problemi inediti che abbisognano di soluzioni tempestive.
Giorni fa il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha ripetuto, con tono pacato of course, la considerazione molte volte espressa da Silvio Berlusconi e cioè che un disegno di legge varato dal governo quando esce (se esce) dal Parlamento è diventato vecchio e per nulla somigliante all’originale.
Il presidente Napolitano ha deciso per tutti e nessuno ha trovato conveniente opporvisi (Lega a parte). Il governo dei professori e dei banchieri va dritto e veloce grazie ad un Parlamento succubo.
Quando finirà l’eccezionalità della crisi (e sarà presto) non si potrà più ignorare la necessità di una vasta opera di ingegneria costituzionale per dotare l’Italia di istituzioni efficienti e forti. Un presidenzialismo alla francese, un cancellierato alla tedesca, un premeriato all’italiana… questa crisi ha dimostrato che il parlamentarismo nato nel dopoguerra non serve, anzi è dannoso.

I professionisti dell’antirazzismo

Di novità da raccontare ce ne sarebbero altre, ma ne dico soltanto una. A Natale di tre anni fa, una mia nipotina (è la prima di quattro e si chiama Zoe) recitò la tradizionale poesia che finiva con un “è nato Berù”. O anche Belù, adesso non ricordo, ma la corressi sicuro che si fosse sbagliata. Non era un errore. La sua maestra, per non offendere la sensibilità religiosa delle famiglie dei bambini extracomunitari, aveva deciso di ignorare Gesù. Natale si festeggiava senza Gesù, altrimenti qualche fanatico musulmano avrebbe potuto farle del male. Va da sé che quella maestra spiegava la “correzione” quale testimonianza dell’impegno antirazzista, dello spirito di tolleranza etc. ma io sono sicuro che la tapina fosse spaventata e il coraggio se uno non ce l’ha, mica se lo può dare (Don Abbondio docet).
In ogni caso, poco importa il motivo; sta di fatto che Berù, Belù et similia hanno preso il posto di Gesù. Amen.
Il produttore americano vende bene il film su Robin Hood se ci mette un coprotagonista negro. Gli afroamericani costituiscono una sostanziosa fetta di consumatori e perciò vanno accontentati. Da quando è cresciuta la componente ispanoamericana nella società, anche nei film è salita quella presenza. Il prossimo lungometraggio su Robin Hood vedrà forse il signore di Sherwood interpretato da un ispanoamericano, Willy il Rosso da un afroamericano, e la dolce Marion da una cinese… La parola d’ordine è vendere e chissenefrega della “fedeltà al testo”.
Un po’ di pena mi fanno i cineasti e i produttori italiani che negli sceneggiati tv, nei film, negli spot e negli show inseriscono facce nere e gialle in anticipo sulla esplosione demografica degli immigrati.
Provo pena anche per quelli che hanno allestito il presepe “pinelliano” a Piazza di Spagna. Tra un bianco San Giuseppe e una pallida Maria Vergine hanno schiaffato un bebé di pelle scura. Gesù biondo e dalla candida carnagione sarebbe stata un’offesa e perciò l’hanno colorato di marrone scuro. La maestra di mia nipote Zoe aveva ignorato la nascita di Cristo. Questa gente appoggiata dal Campidoglio, non potendo ignorare Gesù, l’ha truccato.
Giuseppe Spezzaferro

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