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Brasile verso il boom

Il Brasile ha annunciato la scoperta di un giacimento petrolifero talmente grande da accrescere del 50% le riserve del Paese. A dare la notizia è stato Sergio Gabrielli, presidente di Petrobras (Petróleo Brasileiro) la compagnia petrolifera il cui maggiore azionista è la República Federativa do Brasil. Il gigantesco giacimento si trova nella zona marina nell’area di Tupì, nella baia di Santos, nello Stato di San Paolo, e può produrre fino a 8 miliardi di barili di idrocarburi. La scoperta potrebbe catapultare il Brasile in testa alla classifica dei principali Paesi esportatori di greggio.

Quel giacimento, oltre ad essere una formidabile spinta alla crescita brasiliana, ritarda anche il giorno dell’Apocalisse (cioè l’esaurimento del petrolio sulla Terra) paventato dai millenaristi dei nostri giorni. E’ ovvio che prima o poi non ci saranno più giacimenti petroliferi da sfruttare, ma non è il caso di strapparci i capelli in questo secolo. Prima della fine, avremo senz’altro trovato il sistema di fare a meno dell’oro nero.

Tornando all’area Tupì, è interessante ricordare che il nome è dato da un popolo e da una lingua preesistenti alla scoperta del Nuovo Mondo. I Tupì sono indiani dell’America meridionale, della famiglia linguistica tupí e dell’area culturale dell’estremo sud, che abitavano le coste orientali a sud del Rio delle Amazzoni e, all’interno del continente, dal sud del fiume fino alle pendici delle Ande.
L’idioma parlato dal gruppo storicamente più rilevante tra i gruppi indigeni brasiliani, cioè il tupì, è una lingua volgare che divenne predominante tra il 1550 e il 1730 circa, perché parlata nella catechesi e tra i commercianti. Adottata come lingua comune anche da indigeni appartenenti ad altri gruppi etnici e linguistici (anche dagli schiavi neri) fu parlata dagli stessi conquistatori portoghesi.

E’ una lingua, dunque, che fu docile strumento di penetrazione sia spirituale che territoriale e che divenne fattore costituente della cultura nazionale brasiliana.

Il porto di Santos, a 70 chilometri da San Paolo, nel cuore del maggiore polo petrolchimico dell’America latina, è la struttura più grande sotto l’Equatore. Per Santos transita la produzione degli indotti di San Paolo, del Mato Grosso e del Minais Gerais. Oltre alle raffinerie della Petrobras, nel polo petrolchimico lavorano anche impianti della Union Carbide, della Dow Chemical, della Manah, della Ultrafertil e della Rhodia. Sulla concentrazione di tante industrie in una sola area si sino appuntate da anni le attenzioni di organizzazioni ecologiste.

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