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Se Mussolini avesse avuto Celentano…

I dadi da brodo sono un’invenzione che risale all’Ottocento. In Italia, durante il Ventennio fascista, le marche più famose erano Arrigoni e Maggi. Quand’ero ragazzino, mezzo secolo fa, mia nonna Lucia mi aveva più volte ripetuto che non aveva mai usato le «schifezze inventate per ingannare la gente». E il dado era una «schifezza, perché non è possibile che in un coso così piccolo ci sta la carne»
Un bel giorno anche a casa dei miei nonni paterni arrivò la televisione e molte cose cambiarono, soprattutto nelle abitudini alimentari. All’epoca io ero passato dalle medie al ginnasio e perciò frequentavo il liceo Tasso, a quattro passi da casa dei nonni. Di tanto in tanto andavo a pranzo da loro. E così mi capitò di “sorprendere” nonna Lucia con il doppio brodo Star.
Ma come? Hai sempre rifiutato queste schifezze fasciste e mo’ te le mangi?
Lei mi rispose placida: «A Carosello Totò dice che è buono e ho voluto provareۚ».
Per me fu una illuminazione: per imporre un prodotto, che sia una ideologia o un borsello, bisogna fare opera di persuasione e di convincimento. La gente fa qualunque cosa gli si imponga, basta che sia convinta di compiere una libera scelta. Gli indumenti con in bella evidenza l’etichetta (la “griffe”) sono veicoli pubblicitari a costo zero. Le strade rigurgitano di uomini e donne “sandwich”, che non sono pagati. Anzi, sborsano fior di quattrini per mostrare in giro la “firma” prediletta.

La Sibilla Cumana non si contesta

“Se Mussolini avesse avuto Celentano…” non è un titolo “provocatorio”, come si ama dire oggi quando il giudizio è incerto o celato. Una struttura in metallo esposta come opera d’arte è “provocatoria” perché se non lo fosse, sarebbe un ammasso da sfasciacarrozze.
Per dirla in gergo, è un titolo-civetta. L’ho fatto apposta per attirare l’attenzione. Il cantattore Adriano Celentano è un fabbricante di consenso. Costa milioni come testimonial, e non saprei dire quanto come addetto stampa. Se va in tv e dice che Monti va bene, c’è poco da controbattere. I responsi della Sibilla Cumana erano accettati tal quali e un amaro destino toccava a chi si fosse azzardato a contestarli. Se Celentano non è una Sibilla, poco ci manca. Ma il Duce? Cosa c’entra?
Mussolini ha avuto il pieno consenso del popolo italiano fino alla proclamazione dell’Impero. Ho frequentato molti antifascisti doc e nessuno di loro ha mai detto il contrario. Il comandante del Battaglione Garibaldi in Spagna, Randolfo Pacciardi, e il capo degli “Arditi”, Giorgio Braccialarghe, avevano rischiato la vita contro le Camicie Nere e perciò non avevano bisogno di esagerare, com’era invece costume di tanti “partigiani”, molti dei quali non avevano mai sparato un colpo di fucile. Quella di Pacciardi e Braccialarghe, però, era una “patente antifascista” di grado inferiore, in quanto non erano comunisti. Per sovrammercato, durante la guerra di Spagna avevano dato rifugio a quanti, in maggioranza anarchici, i comunisti davano la caccia per compiere la pulizia etnica ordinata da Mosca.
L’indice di popolarità di Mussolini cominciò a calare con l’aumento dei bombardamenti sulle città e campagne finché si ridusse a zero con gli sbarchi degli anglo-americani.
Nemmeno un Celentano avrebbe potuto fare il miracolo di tenere alto il consenso per il Duce.
Quando intorno a te vedi soltanto morte e distruzione, quando la tua stessa vita è in pericolo, cedere è naturale. Eroi ed eroismi a parte, una popolazione affamata, terrorizzata e senzatetto sorride al nemico se da questi ottiene pace e pane.
Mussolini non ebbe bisogno di Celentano per prendere e gestire il potere, né avrebbe potuto salvarsi se lo avesse avuto come addetto stampa.

Monti è il brodo che dobbiamo bere

Il governo in carica, invece, ha grande necessità di Celentano.
Come sempre accade quando il gioco si fa pesante, la democrazia arretra e fa posto all’Uomo della Provvidenza. Il passaggio di consegne avviene solitamente con la violenza. Un “comitato di salute pubblica” assume in sé tutti i poteri, il Parlamento viene chiuso oppure messo sotto tutela e una raffica di “leggi speciali” si abbatte sulla società (in specie sui ceti più deboli). Cambiano i nomi, ma non la sostanza. Senza alcun atto di violenza, la crisi del regime partitocratrico è sfociata nel cosiddetto “governo tecnico”, nominato dal presidente della Repubblica.
L’Uomo della Provvidenza non porta la divisa, né una “cimice” all’occhiello; non si è imposto, ma è stato imposto. Monti respinge le accuse di illegittimità e ripete di continuo che lui siede a Palazzo Chigi perché ce l’hanno chiamato. E’ un brodo che tutti dobbiamo bere.
Quando questo Cincinnato tornerà al suo campicello, niente tornerà come prima. Dopo un colpo di Stato, la “restaurazione” è un’illusione e nulla di più.
Giuseppe Spezzaferro

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