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Gli Armeni, la Turchia, la Francia e la Storia

Ha subito una battuta d’arresto la legge francese che vieta di negare il genocidio degli Armeni ad opera, un secolo fa, della Turchia. Il Consiglio costituzionale (l’equivalente della nostra Consulta) ha annullato l’intera normativa, che, lo ricordo per i più distratti, prevedeva la reclusione fino ad un anno a carico di chi avesse osato negare l’olocausto armeno. Ricordo anche che sono convinto che ci sia stata una sistematica eliminazione della popolazione armena e che fu la lettura del romanzo di Franz Werfel “I quaranta giorni del Mussa Dagh” a indurmi ad approfondire l’argomento.
Sono decisamente contrario alle leggi che impongano “verità”, siano esse storiche, teologiche o di qualunque altra natura. Se una “verità” ha bisogno di essere difesa dalla minaccia del carcere e perfino del capestro, non so quanto quella “verità” possa valere.
Su questo, prima o poi ci torno; qui mi limito a un paio di annotazioni collegate alla norma cancellata a Parigi.
La Turchia è rimasta, ovviamente, molto soddisfatta. Arrabbiati, invece, sono i circa seicentomila Armeni che vivono in Francia. Il presidente Sarkozy ha fatto di tutto per prendere i loro voti (c’è la campagna elettorale per l’Eliseo) e lo stop imposto dai giudici costituzionali non lo aiuta di certo. Ma Sarkò è un combattente e non molla facilmente, cosicché ha incaricato il governo di riscrivere la legge con le modifiche in grado di aggirare la sentenza del Consiglio.
Non sono riuscito a procurarmi il dispositivo della sentenza, ma poco importa.
In aprile, per le elezioni presidenziali, è prevista la sospensione dell’attività legislativa. Ora è una corsa contro il tempo. Staremo a vedere.
G.S.

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