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Tengo famiglia. Bossi come Leone

Una volta il giornalista Leo Longanesi propose di scrivere “tengo famiglia” sulla bandiera nazionale. La motivazione è intuitiva: giacché gli italiani giustificano qualunque loro azione, buona o cattiva che sia, dicendo che lo hanno fatto per la famiglia, è giusto che il tricolore lo riporti.
La famiglia diventa una lavanderia, una di quelle usate per lavare i soldi sporchi, e il reo ci si trincera dietro alzando le mani a dire: «Cos’altro avrei potuto fare?». La famiglia del potente è però anche il suo punto debole. Un presidente della Repubblica, Giovanni Leone, fu messo in croce in forza dell’esuberante vitalità di moglie e figli. Tra fatti veri e misfatti inventati, tra cronache fantasiose e veline di questurini, il Quirinale fu assediato dal Partito comunista italiano (Pci) con la compiacente indifferenza di quella parte della Democrazia cristiana (Dc) che non poteva aspettare la naturale scadenza del settennato presidenziale. Leone fu costretto alle dimissioni. La vicenda costituì anche il primo segnale della rivoluzione culturale statunitense che stava rinominando “provvigioni”, “commissioni” e “percentuali” in “mazzette”, “bustarelle” e “tangenti”. Chiudo la breve parentesi sottolineando che il “tengo famiglia” lo tirarono fuori gli accusatori; mai e poi mai l’avrebbe usato un fine giurista qual era il professor Leone.

Il Longanesi applicato

In questi giorni, lo stracitatissimo Longanesi ha fatto di nuovo irruzione sui media perché molti commentatori hanno richiamato il “tengo famiglia” in relazione allo scandalo che ha spinto Umberto Bossi a dimettersi da segretario.
La moglie, i figli, gli amici intimi del senatùr pare abbiano goduto di quattrini destinati dallo Stato alla Lega, secondo quanto prescrive la legge sui cosiddetti rimborsi elettorali. Considerato che il capo assoluto del Carroccio da qualche anno non era più in perfette condizioni fisiche, i soliti opinionisti hanno spiegato che la famiglia ha approfittato di lui facendo cose sporche a sua insaputa. Il “tengo famiglia” è stato anche italianizzato in un inappuntabile “ho famiglia” (ha cominciato quel simpaticone di Filippo Ceccarelli) a dimostrazione che per il giornalista l’esattezza della citazione conta meno del senso.
Bossi sarebbe stato “fregato” dalla famiglia, che c’è riuscita approfittando della malattia. In altri casi (penso a Lusi e Rutelli) c’è poco da ricamare: il contesto domestico è blindato e la salute è ottima.
Giuseppe Spezzaferro

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