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Pasqua, il tempo dell’Ariete

Un giornale, il “Corriere di Napoli e di Sicilia”, che si pubblicava ai tempi della Repubblica Napoletana, riportò il 9 Germinale anno 7 della Libertà (29 marzo 1799) un articolo sulle origini della festa di Pasqua, che, prima di diventare la celebrazione della resurrezione di Cristo, era una ricorrenza pastorale.
Quel foglio di due secoli fa raccontava la “trasformazione” senza mai scadere nel mangiapretismo dei cosiddetti laici nostrani, eppure a scrivere erano i giacobini, cioè i rivoluzionari che trasformavano le chiese in teatri o in casini. Al loro confronto, taluni che esibiscono il loro “feroce” anticlericalismo fanno alquanto pena, ma qui pietà impone di ignorarli.
Il testo che riproduco non è integrale: l’ho tagliato in un paio di punti per facilitarne la lettura. Nonostante qualche difficoltà dovuta alla scrittura dell’epoca, vale la pena di leggerlo. Eccolo:

(…) Alcuni Legislatori, uomini di genio, posero a profitto le sensazioni umane: avevan essi benanche osservato, che le stagioni corrispondono regolarmente al corso degli astri, e che ne son queste un necessario effetto. Congiungnendo allora per un’arte profonda la terra coi Cieli, notarono col compasso astronomico le sublimi istituzioni, ch’essi diedero agli uomini, e le loro rustiche feste sullo spazio infinito, donde gli astri ce le riflettono a caratteri eterni di fuoco.
L’Ariete dal principio vantaggiosissimo a i popoli pastori, che lo trovarono il più mansueto tra gli animali, il più facile a guardarsi, a nudrirsi, e squisito a mangiarsi, continuò a piacere egualmente a questi medesimi popoli divenuti agricoltori. I Legislatori loro, coloni, astronomi, e filosofi, per fissar l’attenzione degli uomini sopra di questo utile animale, ed impegnarli a moltiplicarne la specie, innalzarono l’Ariete a rango delle Costellazioni, e lo situarono alla testa del Calendario. Esso fu, e lo è ancora, il primo de’ segni del Zodiaco, che la terra percorre nella sua rivoluzion annuale. Per far sentire a i popoli, e rammentar loro per sempre d’una maniera piacevole la forza dell’istituzion pastorale; questi legislatori ordinarono, che in ogni anno si mangiasse il giovane ariete, il tenero agnello, nella festa del passaggio, nella pasqua Astronomica.
(…) La festa dell’Ariete, o della regenerazione apriva l’anno nuovo. I Preti, e i Bardi d’allora, che avevano in lugubri accenti cantato l’allontanamento del Sole, che figuratamente chiamavano la sua morte, riempivano i tempj, le Città, e le campagne de’ loro cantici d’allegrezza nel suo ritorno, e nella risurrezione dell’Emisfero. Tutta la Nazione era in moto; si facevano, e si ricevevano scambievoli visite; si donavano con profusione i dolci del tempo; si facevano de’ regali, e degli auguri in abbondanza. Delle focaccie in forma circolare rappresentavano la rivoluzione dell’anno. Delle uova, sulle quali erano delineati due cerchi, che s’incrociavano, figuravano il globo terrestre coll’Equatore, e ‘l Meridiano. Si tingevano col sangue dell’agnello pasquale le pubbliche piazze, e le porte delle abitazioni. Si faceva un festino domestico, nel quale mangiavasi il giovane Ariete.
Questa cerimonia dell’antica religione, era ancor in vigore nell’Egitto, quando Mosè ne uscì cogli Ebrei per andar in cerca di un novello soggiorno, e fondar un altro stato. Prima di mettersi in marcia, versaron essi il sangue dell’agnello, lo mangiarono, e celebraron la Pasqua secondo l’uso de’ tempi. Il Generale Legislatore, il quale come la Storia Santa lo narra, passò col popolo, che guidava, il mare rosso a piedi asciutti, immediatamente dopo la Pasqua, sull’equinozio di primavera, desiderando di perpetuar la memoria di un tal fatto, ed unir insieme questi due avvenimenti, volle istituir una festa del passaggio, una Pasqua. Comandò egli, che vi si mangiasse l’agnello, il giovine ariete. Un precetto è questo delicato, e gustoso, che fuor d’ogni dubbio è uno de’ meglio osservati presso i Giudei.
Il Fondatore del Cristianesimo ha cangiato l’oggetto del sacrifizio, dividendo il pane a’ suoi Apostoli, e presentando loro il Calice dell’Eguaglianza. Voll’egli ancora, che si celebrasse presso i popoli Cristiani la festa del passaggio dalle tenebre alla luce, e la risurrezion di Gesù, del Sol di giustizia, morto sopra la Croce: e prescrisse, che si mangiasse nella Pasqua il sacro agnello, il celeste montone.

A proposito del riferimento ai Giudei, mi sembra utile pubblicare i versetti biblici (Esodo, capitolo 12) relativi alla Pasqua.

Il Signore disse a Mosè e ad Aronne nel paese d’Egitto: «Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per consumare un agnello, si assocerà al suo vicino, al più prossimo della casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello, secondo quanto ciascuno può mangiarne. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo serberete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case, in cui lo dovranno mangiare. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco, la mangeranno con azzimi ed erbe amare. Non lo mangerete crudo, né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere. Non ne dovete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino sarà avanzato lo brucerete nel fuoco. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la pasqua del Signore! In quella notte io passerò nel paese d’Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d’Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre, non vi sarà per voi flagello di sterminio, quando io colpirò il paese d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne.

La stratificazione di ricorrenze e narrazioni, che nel corso dei millenni s’è formata sull’originario benvenuto all’Equinozio di Primavera, non è fatto isolato. Gran parte della confusione nella quale siamo immersi dipende dalla scarsa conoscenza degli strati sovrapposti, che compongono il nostro passato.
Giuseppe Spezzaferro

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