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A Salerno le neuroscienze sono in avorio

Le scienze moderne portano a scoperte affascinanti. Si ha l’impressione che arriveremo quanto prima a debellare qualsivoglia malattia, a viaggiare nello spazio siderale come fossero scampagnate e, addirittura, a conquistare l’immortalità. I marchingegni partoriti dal mondo dell’informatica e dell’hi-tech diffondono una sensazione di potenza che definiremmo nicciana se i superuomini wii ne conoscessero il significato. Capita, però, che gli scienziati arrivino a mirabolanti conclusioni convinti della loro eccezionale novità perché ignoranti di ciò che sta fuori o che viene prima del loro laboratorio. E così dall’università di Bonn è arrivata sulla prestigiosa “Science” la scoperta – grazie alla risonanza magnetica sulla regione cerebrale striato ventrale – che la felicità non è uno stipendio alto ma uno stipendio più alto di quello dei propri colleghi. Le neuroscienze, dunque, hanno conquistato un risultato sconosciuto nei secoli passati? Ci pare proprio di no.

Arte, letteratura e storia ce lo dicono da sempre che ogni essere umano (tranne eccezioni di santi, missionari e qualche altro) è più felice se la propria erba è più verde di quella del vicino. A noi viene in mente, per esempio, il paliotto eburneo del XII secolo custodito a Salerno. In una delle tavolette è scolpito la vicenda evangelica dei pani e dei pesci. Si vede un uomo che tiene fra le mani i prodotti del miracolo e che scruta, però, il vicino che ne ha di più. La sua felicità dovrebbe essere completa perché ha di che sfamarsi. Invece non lo è, perché l’affamato accanto è più “ricco”. L’artista dell’epoca non conosceva lo striato ventrale e neppure immaginava si potesse fare una risonanza magnetica al cervello.

Se guardiamo alle fasi della ricerca tedesca, il paragone con la scena rappresentata dieci secoli fa è più che corretto.

Gli scienziati di Bonn hanno chiesto a 38 coppie di volontari maschi di svolgere un compito, in cambio di una ricompensa monetaria. Poi hanno detto a ciascuno l’entità del “salario” guadagnato e quanto incassato dal collega. Risultato: la ricompensa attivava nei partecipanti lo striato ventrale, ma quest’area cerebrale si accendeva molto di più in chi incassava più soldi rispetto al collega. Da qui la nuova scoperta neuroscientifica.

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