Vetrina / FOCUS / Segmenti / Alfano e la novità ignota. I trucchi dei partiti

Alfano e la novità ignota. I trucchi dei partiti

Angelino Alfano, segretario pro tempore del Pdl, annuncia una grande novità politica. Dice che cambierà il modo di fare politica in Italia. Assicura che niente sarà più come prima. Sorride ai cronisti, ma non risponde alle domande. Non spiega cosa sia questa novità. Non fa nemmeno un accenno a cosa potrebbe essere. Silenzio sornione. Si limita a fare l’annuncio, punto e basta.
Il giorno dopo i giornali sono zeppi di “anticipazioni”, di “spiegazioni”, di “previsioni”. Intervengono analisti di chiara fama, commentatori da mille euro al rigo, “interpreti” autentici. Parlano e straparlano. Ma di cosa? Del nulla. Alfano non ha detto una sola parola del progetto, eppure si scatena una vorticosa ridda parolaia. Mah! Se l’informazione è questa, c’è poco da arzigogolare sul perché calino le vendite dei giornali.
Angelino è stato geniale: ha tolto spazio agli altri angeli (nel senso di messaggeri) che annunciavano la nascita di un nuovo partito (Pier Ferdinando Casini e il “Partito della Nazione”), una nuova strategia (Gianfranco Fini e il partito a vocazione maggioritaria), un nuovo slogan (Pier Luigi Bersani e l’usato sicuro) e via via annunciando. A guardar bene, anche gli altri annunci non meritavano i titoloni che hanno avuto. Fini, per esempio, ha ricicciato uno sfigato slogan/obiettivo veltroniano (“partito a vocazione maggioritaria”) che segnò la fine di un governo di centrosinistra (Prodi ancora non l’ha digerito) e Bersani ha copiato la pubblicità dell’usato sicuro mentre i suoi avversari insistono sulla rottamazione.
C’è fibrillazione; sopra e sotto il palcoscenico, davanti e dietro il proscenio. E’ generata in parte dall’imminenza delle amministrative e parte dallo strangolamento fiscale praticato dalla garrota governativa. Monti e compagnia bella (si fa per dire) hanno scartato la più rapida (e misericordiosa) ghigliottina ed hanno scelto di usare uno strumento più lento, dimodoché il condannato s’illuda di salvarsi fino all’ultimo fiato. Legato al palo del fisco, il cittadino – già debilitato come il toro nell’arena dalle banderillas e dalla fatica – si sente lentamente stringere alla gola. Soffoca il tapino, ma ancora vive: esala l’ultimo respiro quando il boia dà l’ultimo giro di vite. La garrota è “invenzione” spagnola ma gli americani non disdegnarono di usarla nelle Filippine fino al 1902. Ancora una volta la bandiera a stelle e strisce sventola sul capo di Monti: quando si dice le combinazioni!

Zitti e fermi

Qualche illuso speranzoso immagina che il cittadino si ribelli prima di essere arrotato, si figura che una rivolta generale costringa il governo a tagliare finalmente la spesa pubblica (un fiume di denaro al confronto del quale il Rio delle Amazzoni è un ruscello) invece di continuare con le moderne edizioni della tassa sul macinato; ma la realtà è un’altra.
E’ vero che la gente mormora. Mugugna. Brontola. Si lamenta. A volte protesta, addirittura. Scende in piazza, perfino. Ma è tutto sotto controllo. I professori lo sanno che in fin dei conti si tratta di gente pacifica (oppure pusillanime, ma sono punti di vista) e che basta andare per gradi e senza fretta perché accetti e sopporti. Mi viene in mente Gabriele d’Annunzio che dal Campidoglio disse: «Noi siamo sul punto d’esser venduti come una greggia infetta. Su la nostra dignità umana, su la dignità di ognuno, su la fronte di ognuno, su la mia, su la vostra, su quella dei vostri figli, su quella dei non nati, sta la minaccia d’un marchio servile». Erano altri tempi e altra gente. Allora, l’allarme smosse i cuori; oggi… basta. Meglio lasciar perdere e tornare all’annuncio epocale di Alfano.
Non vorrei peccare di dietrologismo (costume che non mi piace) ma dietro il messaggero c’è un professionista della comunicazione. E chi se non Silvio Berlusconi? Maestro nei colpi di grosso effetto mediatico, il Cavaliere non credo stia lavorando per rimontare in sella. Sa perfettamente che un suo ritorno in prima persona riscatenerebbe un fuoco di sbarramento più devastante di quelli passati. Ho sentito dire che certi tifosi, non ricordo se quelli della Roma o quelli della Lazio, sono più contenti quando perde la squadra rivale che quando vince la propria. E’ senz’altro un’esagerazione, ma nel teatrino della politica funziona una regola analoga. Per le prime donne (un tempo erano cavalli di razza, oggi sono dei pony e nemmeno di razza) ciò che conta di più è scavare la fossa ai rivali. Non me lo sto inventando; è sufficiente seguirne le evoluzioni per qualche giorno per scoprire che si comportano come i babbuini, i quali s’impegnano circa quattro ore al giorno per nutrirsi e passano il resto del tempo a rendersi vicendevolmente la vita impossibile. Berlusconi sta lavorando per trovare l’alter ego (Montezemolo?) in modo da rivincere e… prendersi le prevedibili rivincite. Questa epidemia di “novità” è funzionale sia a mascherare il fatto che i soldi pubblici i partiti non li mollano e sia per ridurre le perdite dovute alla concorrenza di movimenti di protesta tipo grillini.

Gli imbroglioni rischiano l’estinzione

La fiducia negli onorevoli rappresentanti del popolo è al lumicino perché tradiscono di continuo. Mi sono bastantemente dilungato e perciò lascio perdere il referendum con il quale il popolo cancellò il ministero dell’Agricoltura (e l’imbroglio di cambiargli il nome in ministero delle Risorse agricole) e neppure racconto il referendum che cancellò il finanziamento pubblico dei partiti (e il trucco di trasformarlo in rimborsi elettorali). Qui parlo di un recentissimo gioco di prestigio; e poi faccio una previsione su una manipolazione prossima ventura.
Ci hanno detto che i partiti erano troppi e che per la governabilità era necessario ricorrere al bipolarismo sull’esempio delle grandi democrazie e bla bla. Fatta un’apposita legge elettorale (che tutti ora dicono di voler cambiare) al Parlamento nel 2008 approdarono il Pdl, la Lega, il Pd, l’Idv, l’Udc e 7 rappresentanti di Südtiroler Volkspartei, Movimento associativo italiani all’estero e Vallée d’Aoste. Evviva! Coro generale (o quasi): con la semplificazione del quadro politico e con la eccezionale vittoria della coalizione di centrodestra, la stabilità è cosa certa. Sarebbe stata tutta da ridere, se la cosa non fosse ricaduta sulla testa del popolo.
Ad un certo punto c’è la stata la moltiplicazione di partiti, movimenti e sigle. A beneficio del solito distratto, copio l’elenco dal sito della Camera.

Gruppi parlamentari e conta dei deputati

FUTURO E LIBERTA’ PER IL TERZO POLO
26
ITALIA DEI VALORI
21
LEGA NORD PADANIA
59
PARTITO DEMOCRATICO
205
POPOLO DELLA LIBERTA’
210
POPOLO E TERRITORIO (NOI SUD-LIBERTA’ ED AUTONOMIA, POPOLARI D’ITALIA DOMANI-PID, MOVIMENTO DI RESPONSABILITA’ NAZIONALE-MRN, AZIONE POPOLARE, ALLEANZA DI CENTRO-ADC, LA DISCUSSIONE)
23
UNIONE DI CENTRO PER IL TERZO POLO
38
MISTO
48
ALLEANZA PER L’ITALIA
7
FAREITALIA PER LA COSTITUENTE POPOLARE
4
GRANDE SUD-PPA
10
LIBERAL DEMOCRATICI-MAIE
3
LIBERALI PER L’ITALIA-PLI
5
MINORANZE LINGUISTICHE
3
MOVIMENTO PER LE AUTONOMIE-ALLEATI PER IL SUD
4
NOI PER IL PARTITO DEL SUD LEGA SUD AUSONIA
3
REPUBBLICANI-AZIONISTI
4
Deputati non iscritti ad alcuna componente
5
Totale 630

Non è finita

La manipolazione prossima ventura riguarda il bilancio dello Stato e l’obbligo del pareggio introdotto in Costituzione. Da oggi – hanno proclamato i soliti noti – non sarà più possibile approvare bilanci in deficit perché lo vieta una norma costituzionale. Io non ci credo. Sono convinto che troveranno un modo per aggirare il divieto costituzionale.
L’articolo 81 della Costituzione varata nel 1947 recitava:
«Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.
L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.
Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte
».
In effetti, l’obbligo del pareggio c’era. Se ciascuna spesa deve avere la copertura, se per ogni lira che esce ci deve essere una lira d’entrata, mi pare che ne discenda il pareggio di bilancio. Comunque sia, hanno deciso di essere più espliciti e perciò hanno cambiato l’articolo 81. Il nuovo recita:
«Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.
Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.
Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.
Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.
L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principî definiti con legge costituzionale
».
Visto che c’erano, hanno pure modificato gli articoli 97, 117 e 119 che riguardano Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
A dire la verità, stavolta mi piacerebbe avere torto. Vedere i prossimi rappresentanti del popolo che rispettano la Costituzione, senza inventarsi scappatoie come al solito, sarebbe una novità, questa sì, epocale.
Giuseppe Spezzaferro

Commenti sul Sito e/o su Facebook

commento(i). Per commentare, puoi utilizzare il tuo account di Facebook

Controlla Anche

25 aprile: la morte per Emilio Salgàri arrivò sul filo di una katana

Esattamente centocinque anni fa, il 25 aprile del 1911, lo scrittore Emilio Salgàri fece harakiri: …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.