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I profittatori del greggio

Un carico di greggio viene venduto e comprato almeno 5 volte prima che sia consegnato. Ecco la causa principale dell’innaturale aumento del costo del petrolio. A dirlo non è internettuale (da anni denunciamo gli effetti di una sporca speculazione finanziaria) ma il presidente dell’Unione petrolifera (Up), Pasquale De Vita. “Fino a qualche tempo fa – ha esordito – prevedevamo la bolletta abbastanza più contenuta rispetto a quella dell’anno scorso, ora prevediamo che resti ancora contenuta, grazie anche al paracadute dell’euro, ma arriveremo a 26-26,5 miliardi di euro. Tuttavia, se non ci fosse stato l’euro forte a far da paracadute (con il barile a 100 dollari; ndr), saremmo arrivati a 28-28,5 miliardi”. Proprio perché l’andamento dei prezzi ubbidisce a “regole” che poco hanno che fare con la classica domanda/offerta cercare di prevedere da qui ad una settimana o addirittura ad un mese la quotazione sul mercato non è affatto possibile. Il presidente De Vita ha parlato chiaro: “Per il futuro fare previsioni è estremamente difficile in questo momento, perché questi movimenti non corrispondono a quelli che sono i dati fondamentali, quindi sono dovuti a ragioni diverse. E queste ragioni possono incidere nei due sensi ancora per qualche tempo”. Sulla quotazione a 100 dollari è ancora più chiaro: “Fino a qualche mese fa c’era effettivamente un po’ di differenza fra produzione e domanda. La domanda era leggermente superiore, quindi ci poteva essere qualche elemento logico in ragione di questa impennata. In più ci sono state anche delle difficoltà in qualche Paese produttore, difficoltà sociali e situazioni politiche tese. Sono tutti elementi che, normalmente, aiutano il prezzo del greggio a salire. Ma, adesso, resta solo una turbolenza che c’é sempre stata e la produzione è tornata a essere superiore alla domanda, quindi non ci sarebbero le ragioni per poter mantenere questo prezzo o per vederlo aumentare”. La conclusione? E’ ovvia. Internettuale lo dice da anni. Sentirla però dal presidente dei petrolieri italiani è altra cosa: “Molto è dato anche dalla speculazione, cui qualche osservatore attribuisce il 20-25% del costo del greggio”. E chi specula? “Sono – dichiara De Vita – operatori internazionali che non hanno nulla che vedere con il settore petrolifero. Ci sono ‘trader’ che comprano e vendono continuamente, tanto che ogni carico di greggio che viene consegnato è stato già venduto e comprato, mediamente, cinque volte prima della consegna. E questo sicuramente influisce sul prezzo”. Quei 100 dollari sono talmente assurdi che un rappresentante ufficiale dell’arcipelago “oro nero” dice apertamente che i riders (quelli che scommettono sui rialzi, quelli che determinano i rialzi, quelli che guadagnano senza essere né produttori di petrolio e né consumatori) ricaricano il barile di un quarto del prezzo.

Cosa si potrebbe fare per fermare questi pescicani? Probabilmente si potrebbero varare norme internazionali che limitino a dimensioni più accettabili i guadagni di chi specula. Eliminarli del tutto è impossibile. Uno dei fatti che la Storia ci ha consegnato è che nessuna legge e/o nessun boia sono mai riusciti a fermare borse nere, contrabbandi e traffici vari. Il ridimensionamento è il massimo ottenibile. La ricetta, per esempio, che propone De Vita è: “Basterebbe che mettessero 2 milioni di barili in più al giorno sul mercato e la speculazione finirebbe. Ma, evidentemente, visto che la speculazione alza il prezzo anche a vantaggio dei Paesi produttori, questo non viene fatto”. Il presidente Up è di grande esperienza e conosce perfettamente anche le “regole” della speculazione. La benzina, in Italia, aumenta subito di prezzo quando sale il costo del barile, ma non cala altrettanto velocemente quando quel costo scende. Di più: il petroliere che ha comprato a 60 ed ha raffinato benzina con quel petrolio costato 60, appena il barile sale a 70 aumenta il prezzo alla pompa di quella benzina prodotta dal barile a 60. Ma questa è una prassi che seguono tutti: produttori e commercianti. In magazzino ho centomila pacchi di pasta prodotta con grano pagato 2, arriva la notizia che il grano costa 3, immediatamente “aggiorno” il prezzo e nessuno mi può rimproverare. Tornando, comunque, alla ricetta di De Vita, ci permettiamo di dissentire: se l’Opec aumenta la produzione, il trader, invece di comprare e vendere un carico 5 volte, ripeterebbe l’operazione fino a “compensazione” e in più i Paesi produttori avrebbero sacrificato riserve senza incassare un dollaro in più.

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