Vetrina / ATTUALITÀ / Europa / L’India: niente cauzione per gli assassini italiani

L’India: niente cauzione per gli assassini italiani

Come vanno le relazioni Italia-India? Come al solito. Il maresciallo Massimiliano Latorre e il sergente Salvatore Girone (da sinistra a destra nella foto) sono tuttora sequestrati dagli indiani e il governo Monti li ha abbandonati nelle mani dei diplomatici. I quali si muovono, appunto, diplomaticamente: protestano, richiamano, ammoniscono, avvertono. Tutte azioni terribili, certo, ma soltanto quando alle spalle ci sono le cannoniere. E’ sempre vero che la pace è all’ombra della spada, nonostante i peana pacifisti elevati da uomini, donne e transgender costantemente terrorizzati per un motivo o per l’altro (rigassificatore, termovalorizzatore, calcare nell’acqua, onde elettromagnetiche, raggi solari eccetera ecceterone). Anche “il paradiso è all’ombra delle spade”, come scrisse Gabriele d’Annunzio per la guerra italo-turca del 1911. Roba di altri secoli e di altri uomini.
Oggi abbiamo il ministro degli Esteri che convoca o fa convocare l’ambasciatore indiano e richiama a Roma l’ambasciatore italiano in India.
Parto dalla notizia più recente. Giandomenico Magliano, da due anni direttore generale per la mondializzazione e le questioni globali con il grado di ambasciatore, ha convocato alla Farnesina, su istruzioni del ministro Giulio Terzi di Sant’Agata, l’ambasciatore indiano Shri Debabrata Saha. Al colloquio è stato presente anche Andrea Tiriticco, uno dei due vicecapi di gabinetto del ministro. Tiriticco era stato nominato circa quindici mesi fa ministro plenipotenziario dall’allora titolare Franco Frattini e fra qualche anno sarà nominato ambasciatore, ma la sua presenza non è affatto “curricolare”.

Chi è Shri Debabrata Saha

Cosa hanno detto gli italiani all’indiano? Una nota ministeriale recita: «E’ stata significata con fermezza l’inaccettabilità degli sviluppi giudiziari relativi ai militari italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, con particolare riferimento ai capi d’imputazione».
«È stato nuovamente ribadito – continua la nota – che si tratta di organi dello Stato italiano impegnati in operazioni antipirateria i quali godono quindi di immunità, e che la normativa internazionale attribuisce chiaramente all’Italia la competenza giurisdizionale in quanto la nave italiana Enrica Lexie si trovava in acque internazionali. È stata quindi reiterata la sollecitazione del governo italiano a che il caso venga deferito alla Corte Suprema Federale di New Delhi, ove è pendente il giudizio sulla competenza giurisdizionale e quello sulla immunità funzionale».
Brrrrr! Sai che brividi ha provato il sessantenne Shri Debabrata Saha! Che, a quanto leggo sul web, pare proprio un bel tipo. A 19 anni s’è laureato in fisica a Calcutta e a 21 s’è portato via la laurea magistrale. Dopo un passaggio nella Banca centrale (State Bank of India) – un caso?; non conosco i cursus honorum in India – comincia, a 25 anni, la carriera diplomatica a Kuala Lumpur. Trentadue anni dopo approda all’Onu (prima a New York e poi a Ginevra) dopo essere passato da Kathmandu, Colombo e Londra. E’ stato ambasciatore in Ucraina prima di sbarcare a Roma. E’ sposato con la signora Homai Saha (che dalle foto pare più anziana di lui), attuale ambasciatrice in Slovacchia.
Ho cercato nelle cronache indiane qualche pettegolezzo o curiosità, ma è stato inutile. Forse è perché non ho scavato abbastanza, non saprei dire. In ogni caso, pare che come agente diplomatico sia più che coriaceo ed è questo che ora serve sapere.
Forse non tutti ricordano che a marzo scorso il ministro Terzi di Sant’Agata in persona aveva convocato l’ambasciatore indiano per «condannare la carcerazione dei due marò italiani, accusati di aver colpito a morte due pescatori indiani, in quanto illegittima» (la corrispondenza del 6 marzo 2012 dell’Afp diceva: «Italian Foreign Minister Giulio Terzi on Wednesdy summoned India’s ambassador to Rome to condemn the imprisonment of two Italian marines accused of shooting dead two Indian fishermen as illegitimate». La Agence France Press diceva anche (vi risparmio il testo originale) che Terzi aveva definito «inaccettabile la carcerazione dei due soldati nella prigione di Thiruvananthapuram nello stato meridionale del Kerala».
Terzi aveva lamentato, diceva l’Afp, «la violazione della sovranità italiana».
Torno al quesito iniziale: cos’è cambiato? L’India si deve preoccupare perché stavolta a parlare con l’ambasciatore Shri Debabrata Saha non è stato Terzi ma alcuni dei suoi sottoposti?
Un’altra notizia che non agiterà i sonni indiani è che Giacomo Sanfelice di Monteforte, da soli due anni ambasciatore a New Delhi, è stato richiamato a Roma per consultazioni con il governo.

L’odio indiano per i sahib italiani

La situazione è grave. Molto grave. E s’impone una soluzione. I giri di walzer diplomatici e i giochetti all’italiana servono soltanto a far collezionare pessime figure.
Le teste s’uovo avevano pensato che per risolvere il caso fosse sufficiente passare un po’ di quattrini alle famiglie dei pescatori. I soldi sono stati sequestrati: le autorità indiane vogliono smantellare lo stereotipo di gente che muore di fame fra vacche pascolanti in strada e di mogli che si fanno bruciare vive insieme con i defunti mariti. L’India è una potenza regionale (preziosa per gli Stati Uniti per i prossimi scontri – non esclusa la guerra – con la Cina) e ha un Pil con una crescita che levati e perciò vuole mostrare al mondo che non è più il paese dei tricicli a pedali (rikscha) con i quali si scarrozzavano i sahib (i padroni bianchi).
Le teste d’uovo avevano anche pensato di far uscire di galera i due fucilieri del San Marco versando la cauzione (il diritto indiano è…inglese). Altro buco nell’acqua. Il tribunale di Kollam ha negato la cauzione perché, hanno detto i giudici, i due italiani sarebbero fuggiti e/o avrebbero influenzato i testimoni.
Il maresciallo Massimiliano Latorre e il sergente Salvatore Girone saranno processati in base a quattro sezioni del codice penale indiano: 302 (omicidio); 307 (tentato omicidio); 427 (azioni che hanno comportato danni) e 34 (associazione a delinquere). L’obiettivo è chiarissimo: una condanna “esemplare”. Dopodichè, il tribunale, il governo locale, il governo nazionale, o non so chi altri commuterà la condanna (è prevista la pena di morte) e/o espellerà i due marò dall’India.
Sarà il processo dell’anno e i comunisti indiani (i quali, visto il fallimento dell’internazionale, sono diventati i più nazionalisti di tutti) avranno di che alimentare l’odio indiano per gli italiani, sicché gli altri partiti si dovranno adeguare, per non essere scavalcati.
Giuseppe Spezzaferro

Commenti sul Sito e/o su Facebook

commento(i). Per commentare, puoi utilizzare il tuo account di Facebook

Controlla Anche

Merkel perde a vantaggio dell’Afd. Putin stravince

La Cdu (Christlich demokratische union Deutschlands, Unione cristiano-democratica di Germania), il partito della Kanzlerin Angela …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.