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Washington a Pechino: il tuo fotovoltaico qua non lo vendi

Dagli Stati Uniti d’America arriva l’ennesima dimostrazione che gli sbandierati princìpi di libertà e il cosiddetto libero mercato sono “obbligatori” quando si tratta degli altri. Gli americani hanno la spada affilata e per parecchio tempo ancora nessuno potrà obbligarli a fare alcunché.
E’ successo che la Cina ha provato ad invadere gli Usa con pannelli fotovoltaici a basso costo. I cinesi producono qualsiasi cosa a costi inferiori rispetto all’Occidente, per il semplice motivo che lì c’è libertà di sfruttamento (orari dilatati, niente sindacato, etc.) e di inquinamento (non ci sono leggi a protezione della salute del lavoratore né dell’ambiente).
Come se non bastassero questi vantaggi di partenza, la Cina tiene artificialmente basso il renminbi (moneta del popolo). Il taglio più grande del renminbi è la banconota da 100 yuan equivalenti a meno di 16 dollari.
Come vedete, non serve un economista che ci spieghi le cause della convenienza dei prodotti cinesi.
Gli americani non hanno alzato barriere contro gli accendini, le magliette e tutti gli altri prodotti non importanti per l’industria statunitense. Ma i pannelli solari sono tutta un’altra faccenda, per cui anni fa è scoppiata la guerra del silicio Usa-Cina.
L’energia fotovoltaica ha un valore strategico (oltre a costituire un affare per le fabbriche) e perciò, fin dalle prime importazioni, Washington aveva imposto dazi tra il 2,9% e il 4,73%.
Oggi quelle misure si sono rivelate insufficienti e perciò quei dazi sono stati aumentati in generale del 31%. Alcuni pannelli made in China, però, costavano talmente poco che per loro l’aumento è stato del 249% (duecentoquarantanove). Se avessimo fatto noi in Italia una cosa del genere, l’Europa ci avrebbe ucciso. E se l’avesse fatta l’Europa, state certi che gli Stati Uniti avrebbero protestato in difesa del libero mercato e bla bla bla.
Io non mi meraviglio del comportamento americano. Sono i padroni del mondo e fanno come vogliono. Mi meraviglio piuttosto per i liberisti di casa nostra che insistono con le favole della libera concorrenza, del libero mercato, del libero commercio e via favoleggiando.
Di sfuggita, faccio notare che i pannelli solari che impiantiamo in Italia non sono quasi mai prodotti da noi e sono quasi sempre cinesi. I fedeli del fotovoltaico in effetti fanno il gioco dell’industria straniera.
Giuseppe Spezzaferro

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Un Commento

  1. I cinesi producono anche oggetti altamente innovativi utilizzando tecnologie e procedimenti più furbi. Un esempio è proprio quello del fotovoltaico dove la Cina è leader mondiale nel “film sottile”, meno efficiente delle celle al silicio ma drasticamente più economico, leggero e maneggevole. Nel campo dei componenti elettronici ormai il made in China è una realtà che nessun dazio potrà arginare. Se gli Stati Uniti pretendono di risolvere il problema con i dazi saranno inevitabilmente sconfitti dal mercato. Per quanto riguarda lo sfruttamento della manodopera da parte dell’industria cinese, stiamo parlando di procedimenti in cui l’automazione è elevatissima e l’incidenza del costo del lavoro è piuttosto bassa. Fermo restando che la Cina non potrà sfuggire all’emancipazione dei lavoratori come è avvenuto in tutte le realtà economiche rilevanti.

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