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I “valori” dei barboni

Quanti sono i senzatetto nel mondo? Non si contano. In Europa occidentale sono almeno 3 milioni di persone, mentre negli Stati Uniti si parla di 3,5 milioni, di cui 1,4 milioni di ragazzi. I dati relativi ai Paesi in via di sviluppo sono scarsi e dispersi, a causa dell’immensità del problema, con l’eccezione dell’India che ha provato a contarli ed è in controtendenza. Nel grande paese asiatico nel 1981 erano circa 2,5 milioni ma dieci anni dopo un nuovo censimento ha registrato una diminuzione di oltre un milione di senzatetto rispetto al precedente. Anche la mancanza di dati più precisi, ha denunciato l’arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti e itineranti, testimonia “un’ulteriore esclusione sociale”. “Comportamento anti-sociale, accattonaggio e mancanza di convenzionalità – ha rilevato – creano risposte ostili e non costruttive rispetto alle loro necessità. Spesso la legislazione e la preoccupazione dello Stato possono passare rapidamente dall’interesse al controllo e la mancanza di un tetto è interpretata, né più né meno, come vagabondaggio. C’é, in molti di loro, un’avversione o un’incapacità a comportarsi in maniera convenzionale, difesa comune ed ovvia contro l’emarginazione e il rifiuto. Ma queste manifestazioni non fanno altro che schiacciarli ulteriormente ai margini della società”.

“Le cause che hanno provocato la perdita della casa e dell’identità sociale – ha elencato l’arcivescovo Agostino Marchetto – sono molteplici: essere senza dimora in Europa, o nel cosiddetto ‘primo mondo’, è molto diverso dall’esserlo in Africa o in Asia dove ci sono milioni di persone in questa situazione a causa di calamità naturali, emergenze inaspettate, disordini politici ed economici, nonché dei continui cambiamenti del clima. C’é, poi, chi vaga come rifugiato e migrante. Vi è anche una tipologia specifica di persone senza dimora, quelli che dormono per la strada o vagano tra luoghi di rifugio differenti. Comunque, i più poveri, gli emarginati, i meno istruiti e i più vulnerabili sono quelli che corrono il pericolo maggiore di restare senza un tetto. Scarsa istruzione, insufficiente preparazione professionale, tossicodipendenza, alcolismo, problemi di salute cronici, malattie mentali ed eccentricità, sono comuni. Molti hanno vissuto per strada per anni, alcuni per scelta o perfino per una sorta di diritto. Ci sono, poi, i giovani migranti (tanto interni quanto esteri) che conducono un’esistenza dura per ottenere una nuova vita e ci sono anche coloro che sono stati sfrattati per problemi domestici e che vivono questa condizione per un tempo limitato. Molti altri sono caduti nella trappola della povertà di lunga durata, che riduce l’autostima a scapito delle aspettative e delle motivazioni. Altri sono presi nella rete delle varie forme di prostituzione o cercano nella strada la propria affermazione e uno scopo nella vita”.

Secondo monsignor Marchetto “la condizione dei senza dimora può creare anche una cultura propria: queste persone hanno propri ‘valori’, comportamenti e aspettative. Tra questi, possono esserci il disprezzo e la diffidenza nei confronti dell’autorità, l’ingegno per condividere informazioni e risorse (dove trovare tetto e cibo), una maggiore tolleranza per le differenze personali, una cordialità per estranei in situazioni simili, e una capacità di vivere giorno per giorno senza fare programmi”.

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