Vetrina / FOCUS / Geopolitica / Kabul come Saigon

Kabul come Saigon

L’Afghanistan non è affatto “pacificato”. Prima dell’attentato ai militari italiani, internettuale.net aveva riportato l’allarme contenuto nel rapporto di un prestigioso think tank britannico (il “Senlis Council”). Gli analisti avevano prospettato la necessità di raddoppiare le truppe Nato (ora a 40mila uomini) perché s’era esteso il controllo talebani. La morte di un nostro soldato ha confermato che è in atto una escalation della guerriglia. L’attacco suicida di sabato 24 con la morte del maresciallo capo Daniele Paladini, di una decina di civili afghani (dei quali sei bambini) ed il ferimento di quattro soldati italiani ha preceduto di poche ore l’attacco kamikaze con un’auto-bomba contro un convoglio militare statunitense, che stava transitando per il quartiere di Wazir Akbar Khan, a Kabul. Quella zona residenziale ospita numerose ambasciate straniere, la rappresentanza della Banca Mondiale e uffici delle organizzazioni umanitarie, perciò l’attacco ha voluto dimostrare che nessuno può sentirsi al sicuro.

Ovviamente i militari americani hanno tenuto a distanza l’auto per cui l’esplosione ha ucciso due civili: un passante e una guardia giurata, in servizio accanto al cancello della legazione del Pakistan. Ferite ulteriori quattro guardie, tre presso la sede diplomatica pakistana e una all’ingresso del quartier generale della Banca Mondiale: i vetri alle finestre di quest’ultimo edificio sono andati tutti in frantumi. Le blindature degli automezzi Usa hanno retto e il tenente colonnello David Johnson (portavoce americano) ha precisato che il convoglio non apparteneva all’Isaf (Forza internazionale di assistenza per la sicurezza sotto comando Nato) bensì alla coalizione multinazionale guidata dagli Usa, che continuano a condurre una prppria campagna anti-guerriglia “parallela” rispetto a quella dell’Isaf. Sulla paternità dell’attacco sono arrivate rivendicazioni sia dai Talebani che dalla milizia armata (“Hizb-i-Islami”) comandata da Gulbuddin Hekmatyar, varie volte ministro e anche premier nei governi-ombra in lotta contro gli studenti coranici.

La situazione sta precipitando per diversi motivi, che possiamo così sintetizzare:

Nelle zone controllate dagli italiani stanno arrivando guerriglieri in ritirata sotto la pressione americana.

I “signori della guerra” (che traggono forza dal contrabbando d’oppio) si combattono per il controllo del territorio.

Il governo di Kabul è confinato in poche aree.

Gli Usa bombardano a più non posso nel timore che l’Afghanistan si trasformi in un altro Iraq o, peggio, in un Vietnam.

Una soluzione politica sarebbe possibile se ci fosse l’Europa. Al momento l’opzione militare appare l’unica.

Commenti sul Sito e/o su Facebook

commento(i). Per commentare, puoi utilizzare il tuo account di Facebook

Controlla Anche

Trump vince e il mondo ci guadagna

A gennaio Donald Trump si insedierà alla Casa Bianca come 45esimo presidente degli Stati Uniti …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.